Lo spettro di una crisi inutile

Giuseppe Conte riunione porta

Si è dunque costituita al Senato in forma di gruppo la “quarta gamba” che dovrebbe sostituire i renziani nel terzo futuribile governo Conte. Dieci parlamentari, tutti ex qualcosa oppure eletti in rappresentanza degli italiani all’estero, capaci di litigare su chi dovesse esserne il capo prima ancora che il gruppo si formasse. La costituzione in gruppo consente a questi sedicenti “europeisti” di essere ricevuti dal presidente Mattarella durante le consultazioni e a dare una parvenza di dignità politica al quadro della potenziale nuova maggioranza in Parlamento.

Riuscirà l’impresa? Non è facile. Gli europeisti, novelli “responsabili” raccattati alla bisogna nei meandri di Palazzo Madama, in realtà non rappresentano altri che se stessi. L’evocazione della tradizione liberale, popolare e socialista proposta dal premier nel suo ultimo discorso al Senato può rimanere al suo posto. I numeri, tra l’altro, non si spostano. Gli europeisti avevano già votato la fiducia e i voti per Conte non superano quota 156: buoni per restare a galla ma a costante rischio di affondamento, come dimostrato dal caso Bonafede.

Al di là di chiacchiere e tatticismi il Conte-ter può decollare solo attraverso una ricomposizione della rottura con Italia Viva. Da grillini e gran parte del Pd lo si esclude categoricamente, ma i tempi stanno stringendo e per quanto Mattarella abbia concesso altro tempo al premier dimissionario gli spazi di manovra sono sempre più scarsi.

Il rischio che le convulsioni della politica italiana si rivelino l’ennesimo teatrino inutile e anzi dannoso agli interessi del Paese è alto. La crisi viene considerata incomprensibile dalla maggioranza dei connazionali, figuriamoci all’estero dove si guarda a Roma con scetticismo circa la capacità di elaborare progetti sensati e credibili nel Recovery Plan.

Far dimettere Conte per riproporre Conte. Obiettivamente, che senso ha? A cosa dovrebbe servire questa crisi? Ci rendiamo conto che le urgenze degli italiani sono tutt’altre?

La politica vive nella sua bolla e si dimentica di “volare alto”, così come invece a parole vorrebbe fare. Ma oltre a volare alto, se mai ne fossero capaci, i leader odierni dovrebbero farsi bastare una sensata gestione pragmatica delle faccende quotidiane. L’economia è al tracollo, soprattutto in alcuni settori, la crisi sociale è assai più seria di quella politica, i vaccini arrivano col contagocce, la povertà dilaga così come la disoccupazione, a maggior ragione in vista dello stop al blocco dei licenziamenti. Raccontare i giochi della politica è perfino a volte divertente, la politica stessa si nutre di essi, ma ora è un lusso che non possiamo permetterci.

Dire la verità significa saper uscire dal mainstream quando necessario. Oggi lo è. Non ha senso alcuno misurarsi sulla forza rappresentativa di un Ciampolillo o di una signora Lonardo in Mastella. Abbiamo bisogno delle forze migliori e di un obiettivo comune, che è quello di uscire dalla pandemia rilanciando l’economia. Serve unità di intenti e superamento delle divisioni politicistiche. E abbiamo bisogno di vertici istituzionali credibili in Europa e nel mondo.

 

 




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