Lavoratori di Ferrarini Spa sotto la Regione

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Scrivono i dipendenti del gruppo Ferrarini Spa con sede a Rivaltella di Reggio Emilia che hanno manifestato sotto la sede della Regione: “Questa mattina (martedì 20 settembre) nel piazzale della sede della Regione Emilia Romagna, a Bologna, eravamo quasi duecento e tanti colleghi che non sono potuti venire per ragioni personali e per ruoli particolari che hanno in azienda sono in prima linea con noi nella lotta.

Perchè noi dipendenti Ferrarini manifestiamo?

Perchè siamo preoccupati per il nostro futuro ed il nostro posto di lavoro.
La nostra azienda è in concordato preventivo da luglio 2018, e l’iter concordatario finora è stato particolarmente travagliato a causa delle azioni di disturbo create da elementi / società esterne.
Nonostante tutto questo l’azienda lavora a pieno ritmo ed è assolutamente in attivo, ben oltre le aspettative descritte nel piano concordatario.
In particolare, tornando agli elementi di disturbo dovete sapere che il primo oppositore della buona riuscita del nostro piano di salvataggio è una cordata di società del mondo cooperativo guidata dal Gruppo GSI/Bonterre. Secondo quanto da loro dichiarato questa cordata sarebbe “il cavaliere bianco” salvatore della nostra azienda e di noi dipendenti nel nome della “non delocalizzazione e del Made in Italy”.

La realtà dei fatti è che questa cordata da circa quattro anni sta impedendo l’attuazione dell’unica vera proposta concordataria Pini Amco che ha mandato avanti la nostra azienda.

Il Gruppo GSI/Bonterre/Opas inoltre ha “preparato e sottoscritto “un piano concordatario dove l’elemento di spicco è la chiusura di stabilimenti e reparti produttivi per una perdita di circa 350 posti di lavoro.
Più che di “cavaliere bianco” per noi dipendenti sarebbe opportuno parlare di “morte nera”.

E tutto questo è avvenuto nel silenzio assordante delle istituzioni politiche (soprattutto locali e regionali): questi signori quando c’era da sostenere il concordato cooperativo e tentare di farlo approvare si stracciavano le vesti sui giornali, si sperticavano in dichiarazioni di sostegno al mondo cooperativo agitando l’incubo della delocalizzazione e della fine del “Made In Italy”. Politici che gettavano fango sul concordato Pini Amco senza neanche averlo letto, e che invitati in azienda a sostenere un dialogo con noi dipendenti hanno fatto perdere le loro tracce. Questi signori della politica ora tacciono ed hanno finito misteriosamente di essere preoccupati per noi.
L’iter malefico di questa cordata però (grazie al cielo) finora ha ottenuto solo “sconfitte” e l’unico vero risultato è stato quello di ritardare l’iter concordatario Pini Amco, creando però così difficoltà per noi dipendenti.
Probabilmente, notizia di qualche giorno fa, a causa del rinvio di un’udienza relativa all’ennesimo ricorso in Corte d’Appello da parte della cordata GSI/Bonterre/Opas l’adunanza dei creditori Ferrarini potrebbe subire un ulteriore rinvio.
Se ciò accadesse noi dipendenti vedremo ancora una volta allungarsi i tempi per l’incasso dei nostri crediti, come tra l’altro accadrebbe per tutti i creditori in generale.
Questa situazione tra l’altro arreca a noi pregiudizio perché rende difficile ottenere prestiti o mutui dagli istituti bancari vista la situazione di “non omologa del concordato” della società per cui stiamo lavorando.
Con la situazione economica attuale, questo è un ulteriore fardello per le nostra famiglie già colpite dai rincari delle bollette e dello scontrino della spesa.
L’unico interesse di noi lavoratori è il mantenimento di tutti i nostri posti di lavoro per la serenità delle nostre famiglie”.



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