Lunedì 8 novembre si sono svolte le assemblee promosse dalla Cgil di Modena per informare i lavoratori di Italpizza sullo stato della trattativa con l’azienda e sulle motivazioni che hanno spinto il sindacato ad abbandonare il tavolo di confronto. Le altre organizzazioni sindacali, invece, hanno deciso di proseguire la trattativa.
Il sindacato ha proposto ai lavoratori e alle lavoratrici di aprire lo stato di agitazione iniziando con un primo pacchetto di otto ore di sciopero: la mobilitazione è in programma nella giornata di giovedì 11 novembre, con un presidio davanti ai cancelli di Italpizza (a San Donnino di Modena) già a partire dalle 4.30 del mattino.
“Dichiariamo sin da ora di essere disponibili a riprendere le trattative – hanno spiegato i sindacalisti della Cgil – qualora ci siano elementi nuovi nella posizione aziendale che tengano conto delle nostre legittime richieste”. Il sindacato ha chiesto che la reinternalizzazione dell’appalto Evologica garantisca a tutti i lavoratori in forza al 31 dicembre 2021 il passaggio alle dipendenze dirette di Italpizza dal primo gennaio 2022.
Per i sindacalisti Cesare Pizzolla, Laura Petrillo, Marco Bottura e Samantha Sapiente “la Cgil non ha frainteso, come dice Italpizza, anzi il comunicato stampa dell’azienda conferma la volontà di discriminare rispetto all’assunzione coloro che al 31 dicembre siano assenti per malattia, infortunio e maternità. Quindi nessun problema tecnico, basta applicare le norme esistenti che non inibiscono la possibilità di trasferire immediatamente tutti i lavoratori, anche coloro che fossero assenti. Siamo stupiti che un’azienda che si avvale di tanti consulenti e avvocati faccia affermazioni destituite di ogni fondamento”.
Per la Cgil, inoltre, “non è possibile vincolare un accordo già siglato due anni fa, nel luglio del 2019, all’accordo sulla gestione dell’organizzazione del lavoro a partire dalle flessibilità orarie. Siamo disponibili, una volta applicato il primo accordo, ad avviare un confronto per trovare le soluzioni alle problematiche organizzative, ma questo non può diventare un elemento di scambio tra i due accordi. La Cgil non può accettare ulteriori sacrifici economici per i lavoratori, quindi il Ccnl dell’industria alimentare deve essere applicato integralmente. Non si può parlare, come pretende l’azienda, di aumento del costo del lavoro, ma è vero il contrario, poiché sinora l’azienda ha beneficiato di un costo del lavoro più basso”.







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