Italia viva: la crisi idrica è un’emergenza. L’invaso sull’Enza è necessario

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Scrive in una nota Italia viva Reggio Emilia: “Ci sono situazioni che stanno sfuggendo al controllo senza che se ne parli più di tanto, o almeno non ne ne parlano tutti.
La disperata situazione idrica del nostro paese, ed in particolare dell’Emilia Romagna, è una di queste.

Sappiamo tutti che l’estate è spesso calda e secca, che l’autunno e la primavera possono vedere piogge abbondanti che si traducono in piene di fiumi e torrenti ma il cambiamento climatico, che sia generato dall’attività umana o dalle eruzioni solari, da cicli climatici più o meno regolari e chi più ne ha più ne metta, è un fatto incontrovertibile e sta portando il problema ad un livello di drammaticità mai visto prima.

L’acqua per l’agricoltura, ma anche per usi comuni, è sempre più scarsa in periodi sempre più lunghi dell’anno. Dall’altra parte ogni pioggia più abbondante del solito è ormai un disastro annunciato, con l’impossibilità di imbrigliare corsi d’acqua e territorio impazzito.

I fiumi e i torrenti sono secchi, a partire da Secchia, Crostolo ed Enza, ed il Po è in totale sofferenza al punto che dal mese luglio vi è un contingentamento dei prelievi dai canali di irrigazione.
La Romagna ha un polmone d’acqua costituito dal grande invaso di Ridracoli, diventato con gli anni anche una bellissima oasi turistica e a suo tempo fortemente osteggiato dai soliti comitati del “No a tutto”, ma anche questo si sta rivelando insufficiente per far fronte all’aumento della richiesta dovuto principalmente al massiccio afflusso turistico della Riviera.

E in Emilia? E nella nostra provincia?

Il concetto che dobbiamo ancora afferrare in pieno è che non è un’annata eccezionale: sarà sempre così e sarà sempre peggio.
L’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare

La siccità sta mettendo a rischio la produzione agroalimentare.

Da tempo raccogliamo la preoccupazione che arriva dagli agricoltori e dai consorzi irrigui della Val D’Enza per un territorio ormai a secco e un’agricoltura allo stremo delle forze.

Le produzioni agricole sono il cuore del nostro territorio dove, tra l’altro, si produce il Parmigiano Reggiano dei prati stabili, oltre a quello delle Vacche Rosse, zona d’origine del formaggio Dop più famoso al mondo e dove l’economia del tipico ha un indotto di centinaia di milioni di euro. Non è più ammissibile temporeggiare o rimanere silenti rispetto alla realizzazione di opere idrauliche adeguate, e non possiamo permetterci di perdere l’occasione offerta dal PNRR per realizzare, fra le altre cose, nuovi invasi per immagazzinare le acque in eccesso ed utilizzarle nei mesi più caldi.

Sembra la soluzione più semplice del mondo ma se ne parla da troppi anni, senza riuscire a superare opposizioni ideologiche e preconcette.

Alessio Mammi, reggiano e Assessore regionale all’agricoltura e agroalimentare, come si posiziona rispetto a questa situazione drammatica? E’ a favore di un grande invaso sul torrente Enza come richiesto da più parti e, nel caso, non ritiene che sia urgente procedere in tal senso?
Oltre a questo occorre riprendere in mano tutto il progetto, scartato dal primo governo Conte, per mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idrogeologico.

Ma bisogna agire adesso senza perdere ulteriore tempo, senza barricate pretestuose e conservatrici”.



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