C’è un secondo indagato in procura a Modena per la morte di Laila El Harim, la donna di 40 anni originaria del Marocco che ha perso la vita lo scorso 3 agosto in un incidente sul lavoro all’interno dell’azienda di packaging Bombonette di Camposanto sul Panaro, in provincia di Modena. Dopo il legale rappresentante dell’azienda, i pm hanno iscritto nel registro degli indagati anche il nipote di quest’ultimo, che ha il ruolo di delegato alla sicurezza. Il fascicolo è per l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
La vittima, secondo la prima ricostruzione dei fatti, sarebbe rimasta incastrata in un macchinario che stava controllando mentre quest’ultimo era ancora in movimento. Gli inquirenti hanno sequestrato la fustellatrice (una macchina che serve per sagomare, e quindi tagliare con precisione, diversi tipi di materiale) che ha provocato il decesso dell’operaia per eseguire ulteriori accertamenti.
È stato inoltre sequestrato anche il cellulare di Laila El Harim, con il quale la lavoratrice aveva scattato alcune fotografie al macchinario. Le immagini, con ogni probabilità, sarebbero servite proprio per evidenziare un possibile malfunzionamento della stessa fustellatrice. Non è escluso, secondo gli inquirenti, che la donna potesse aver inviato o fatto visionare quelle stesse foto ai tecnici competenti per una valutazione.
Secondo la relazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro inviata al ministro Andrea Orlando, il macchinario era provvisto di un doppio blocco di funzionamento meccanico, che tuttavia era azionabile da parte dell’operatrice soltanto manualmente, e non automaticamente: questo avrebbe consentito di eseguire un’operazione non in piena sicurezza, che avrebbe poi causato la morte della donna per schiacciamento.






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