Il 30 marzo 2012 la Cooperativa Muratori di Reggiolo chiese al Tribunale di Reggio Emilia l’ammissione al concordato preventivo.
Per Reggio Emilia fu uno choc.
Fondata nel 1889, CMR era una delle cooperative simbolo dell’Emilia. Aveva attraversato due guerre mondiali, la ricostruzione del dopoguerra e il boom economico. Aveva costruito scuole, ospedali, case, opere pubbliche. Ora entrava nella crisi più grave della sua storia.
I debiti sfioravano i 150 milioni di euro. Oltre duemila soci avevano affidato alla cooperativa 49 milioni di euro di prestito sociale. Una parte dei risparmi di un’intera comunità finiva dentro la più grave crisi mai vissuta dal mattone cooperativo reggiano.

Nei giorni successivi il presidente Alberto Rebuzzi ruppe il silenzio.
Non negò la gravità della situazione. Ma indicò anche una delle cause che, a suo giudizio, avevano contribuito al dissesto: il lungo e difficile percorso urbanistico di Parco Ottavi.
“Credo che un atteggiamento meno dilatorio avrebbe portato CMR ad alleggerirsi da un grande impegno finanziario in tempo utile”, dichiarò alla Gazzetta di Reggio, chiamando direttamente in causa l’ex assessore all’Urbanistica Angelo Malagoli.
Era l’inizio di uno scontro destinato a lasciare il segno.
Per capire quella polemica bisogna tornare alla fine degli anni Novanta.
Per gran parte del dopoguerra Reggio Emilia fu amministrata da maggioranze guidate dal Partito Comunista Italiano, affiancato in alcune fasi dal Partito Socialista Italiano, sempre in posizione subalterna. Dal 1987 al 1991 il sindaco fu Giulio Fantuzzi, comunista, già vicepresidente di Legacoop.
Nel 1991 gli succedette Antonella Spaggiari, sindaco fino al 2004. L’assessore all’Urbanistica era Angelo Malagoli, già sindaco di Fabbrico.

Sono gli anni della grande espansione urbana.
La popolazione cresce. Nascono nuovi quartieri. Si allargano le aree produttive. Il credito è abbondante. Il mercato immobiliare corre.
Nel 1999 il Consiglio comunale adotta il nuovo Piano regolatore generale. Tra i comparti destinati a cambiare il volto della città compare Parco Ottavi.
Cinquantatré ettari.
Un parco pubblico di oltre venti ettari.
Quasi duemila alloggi.
Circa 4.500 abitanti previsti.
Spazi commerciali e direzionali, scuole, impianti sportivi.
Una città nella città.
Oggi quei numeri colpiscono. Allora sembravano la naturale prosecuzione della crescita di Reggio Emilia.
Costruire significava sviluppo.
Nessuno parlava di consumo di suolo.
CMR partecipò a quella stagione. Alla guida della cooperativa c’erano il presidente Alberto Rebuzzi e il vicepresidente Marco Bertazzoni. La cooperativa lavorava in tutta Italia e investiva anche nelle grandi operazioni immobiliari.
Parco Ottavi era una di queste.
Poi arrivò il 2008.
La crisi finanziaria internazionale bloccò il credito. Le compravendite rallentarono. Il valore degli immobili e delle aree edificabili cambiò. Operazioni nate in un mercato in continua espansione si trovarono davanti uno scenario opposto.
Il 30 marzo 2012 arrivò il concordato preventivo.
Rebuzzi individuò nei ritardi dell’iter urbanistico di Parco Ottavi uno degli elementi che avevano aggravato la situazione finanziaria della cooperativa.
Malagoli respinse ogni addebito, sostenendo la correttezza dell’operato dell’amministrazione e ricordando la complessità delle procedure urbanistiche.
A distanza di anni resta un dato.
Parco Ottavi non basta da solo a spiegare il dissesto di CMR. Sarebbe una semplificazione. Pesarono il crollo del mercato immobiliare, la stretta del credito, il livello dell’indebitamento e le scelte compiute negli anni della crescita.
Parco Ottavi, però, è il luogo dove quella storia diventa visibile.
Oggi Reggio Emilia discute di depavimentazione e consumo di suolo. In questi giorni il Comune ha avviato i primi interventi per sostituire porzioni di asfalto con alberi e arbusti.
Alla fine degli anni Novanta il dibattito era opposto.
Si discuteva di come costruire la città del futuro.
Fra quei due momenti si colloca la storia di CMR.
La prima grande cooperativa del mattone reggiano a dimostrare che anche un modello capace di produrre sviluppo per decenni poteva entrare in crisi.
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“Mattone Rosso” è un’inchiesta sulla nascita, l’espansione e il crollo delle grandi cooperative edilizie reggiane.
Nella prossima puntata: “???”.
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Foto di copertina: Gazzetta di Reggio






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