Lunedì 27 luglio il maresciallo Marco Orlando, comandante della stazione dei carabinieri Levante di Piacenza e finito nella bufera per il suo coinvolgimento nell’inchiesta Odysseus della procura emiliana, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari, come ha spiegato il suo legale: “In questa fase abbiamo preferito non rispondere, valuteremo se essere sentiti più avanti”, ha detto l’avvocato difensore.
Orlando, presentatosi in tribunale con occhiali da sole e una valigetta in mano, è apparso provato: “Non mi sento di dire nulla, potete immaginare umanamente come ci si senta”, ha dichiarato invece ai microfoni dei giornalisti presenti all’uscita. “Dopo 30 anni di onorata carriera secondo voi come si può stare? Non ho mai avuto una sanzione disciplinare in 30 anni, le mie note caratteristiche sono eccellenti quindi sapete come posso stare”.
Nella stessa giornata è avvenuto il sopralluogo del procuratore Grazia Pradella all’interno della caserma Levante, ancora sotto sequestro. La clamorosa inchiesta ha portato finora all’arresto (tra custodia in carcere e arresti domiciliari) di sei carabinieri – accusati di reati gravissimi che vanno dallo spaccio all’estorsione, dalla tortura alla ricettazione, passando per arresti illegali, lesioni personali, peculato d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, violenza privata aggravata e truffa ai danni dello Stato – e, oltre al sequestro della caserma Levante, anche al trasferimento dei vertici piacentini dell’Arma






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