In Emilia-Romagna nuove linee-guida per accogliere in pronto soccorso le persone vittime di violenza di genere

violenza domestica lividi

Percorsi operativi per l’accoglienza e l’assistenza, spazi protetti e dedicati nei servizi di pronto soccorso, presenza di un medico legale con competenze specifiche in determinate fasce orarie della giornata (dalle 8 alle 20 in presenza, dalle 20 alle 8 in reperibilità): sono solo alcune delle raccomandazioni approvate dalla giunta regionale dell’Emilia-Romagna per l’accoglienza e la presa in carico in pronto soccorso delle persone vittime di violenza di genere, per offrire un’assistenza che garantisca protezione, sicurezza e sostegno a chi – in seguito alla violenza subita – accede ai servizi di emergenza-urgenza.

I pronto soccorso, infatti, sono risultati essere una delle principali porte di accesso attraverso le quali le persone vittime di violenza chiedono protezione e cura. Il documento, rivolto prioritariamente ai professionisti e alle professioniste dei servizi di emergenza-urgenza coinvolti nell’accoglienza delle persone che hanno subìto violenza di genere, come previsto dalla normativa nazionale (Dpcm 24 novembre 2017), propone un modello organizzativo per le aziende sanitarie, frutto di un lavoro multiprofessionale con medici, psicologi e personale dei centri antiviolenza.

L’obiettivo è quello di creare una modalità di accoglienza e di presa in carico omogenea tra le diverse aziende sanitarie, con particolare attenzione al racconto della vittima, a eventuali segnali di violenza pregressa (anche non dichiarata), alla presenza di figli e a garantire la continuità del percorso dalla dimissione dal pronto soccorso, in stretta relazione con le strutture territoriali che operano nel contrasto alla violenza di genere.

Un ulteriore punto di forza del documento è la raccolta dei dati: l’area sanitaria rappresenta infatti un punto nevralgico per il monitoraggio sulla violenza di genere, perché consente di intercettare anche le persone che per vari motivi sperimentano difficoltà nel dichiarare la violenza subita e di attivare un percorso di cura dopo la violenza. Registrare e codificare gli accessi delle vittime di violenza al pronto soccorso è dunque una procedura fondamentale per poter poi attivare la rete territoriale dei servizi.

Nel corso del 2020 in Emilia-Romagna le persone che si sono rivolte ai pronto soccorso con successiva diagnosi di violenza sono state 450, in diminuzione (-37,8%) rispetto alla media di 735 accessi annuali nel biennio 2018-2019; un calo in parte attribuibile al lockdown imposto per limitare l’impatto della pandemia di nuovo coronavirus.

Per il contrasto alla violenza di genere, hanno spiegato l’assessore regionale alle politiche per la salute Raffaele Donini e l’assessora regionale alle pari opportunità Barbara Lori, “occorre, come indicato dall’Oms, un approccio di salute pubblica basato su un impianto multidisciplinare. Il protocollo operativo del percorso che proponiamo alle aziende non è solo una presa in carico sanitaria, ma tiene conto di tanti fattori che richiedono un intervento complesso e sfaccettato. Questo documento rappresenta dunque un tassello prezioso per migliorare il percorso di assistenza alle donne, già avviato da diversi anni dalla regione, perché agevola tutte le realtà impegnate in prima linea per la loro tutela”.



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