In Emilia-Romagna continua a crescere la pratica sportiva: l’arrivo della pandemia non ha quindi scalfito questa abitudine che coinvolge persone di tutte le fasce d’età, anche se stanno cambiando le prassi, con l’aumento di rilevanza in particolare del cosiddetto “sport fai da te”, più destrutturato e fatto magari direttamente tra le mura domestiche.
Una ricerca sullo stato di salute della pratica sportiva in Emilia-Romagna è stata presentata in commissione regionale cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità. Nel 2022, come hanno spiegato in commissione Roberto Ghiretti e Roberto Lamborghini, in regione è stata registrata la percentuale più alta di sempre di persone attive, con la contestuale riduzione delle persone sedentarie – che sono comunque circa un milione.
Secondo i due relatori circa il 40% degli emiliano-romagnoli è attivo in qualche sport, e il 75% svolge comunque una almeno minima attività motoria, dati che collocano l’Emilia-Romagna in una posizione migliore rispetto alla media nazionale. La crisi pandemica, tra le altre cose, ha però messo in crisi il mondo dell’associazionismo: sono in diminuzione le persone tesserate (circa un milione in Emilia-Romagna, il 37% donne), anche perché nel frattempo sta aumentando la pratica sportiva “destrutturata”, quella effettuata in autonomia, che coinvolge ormai più della metà delle persone attive.
Per quanto riguarda l’impiantistica, in Emilia-Romagna sono 6.000 gli impianti sportivi (spesso con più attività sportive al loro intero) e 17.000 gli spazi sportivi, il 20% dei quali in contesto scolastico e per l’85% accessibili anche a persone con disabilità (una disponibilità che sta rafforzando anche l’inclusione di queste ultime, con un +20% di persone coinvolte). Negli ultimi anni, hanno concluso Ghiretti e Lamborghini, sono stati investiti 60 milioni di euro per nuove strutture e per riqualificare quelle già esistenti, anche se “sono comunque ancora numerosi gli impianti da rivedere”.







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