Impianto Forsu a Gavassa, Iren: “Il progetto minimizza quanto più possibile l’impatto ambientale”

Iren Forsu vista laterale A1

Con l’approvazione nei consigli comunali di Reggio Emilia, Correggio e San Martino in Rio degli atti amministrativi riguardanti le varianti urbanistiche necessarie all’autorizzazione, che saranno poi recepiti dagli enti competenti riuniti nella Conferenza dei servizi, ha fatto un altro passo in avanti l’iter di approvazione del progetto dell’impianto di economia circolare Forsu (acronimo per “Frazione organica dei rifiuti solidi urbani”) che la multiutility Iren, tramite la società Iren Ambiente, ha proposto di realizzare nel capoluogo della provincia reggiana, in particolare nella frazione di Gavassa.

Terminati con successo questi passaggi, la Regione Emilia-Romagna – titolare dell’autorizzazione alla costruzione dell’impianto – dovrebbe approvare definitivamente il progetto entro la fine di novembre con una deliberazione di giunta. Il percorso a livello regionale della Conferenza dei servizi, che ha valutato il progetto nei suoi diversi aspetti, ha infatti già raccolto i pareri favorevoli delle autorità sanitarie e di tutela dell’ambiente, che non hanno segnalato motivi ostativi all’approvazione fornendo solo alcune prescrizioni per mitigazioni e monitoraggio.

Come ha spiegato la multiutility, infatti, il processo di produzione è stato progettato per minimizzare quanto più possibile l’impatto ambientale. Il trattamento anaerobico della frazione organica dei rifiuti per l’estrazione del biogas, che rappresenta la prima delle due macro-fasi di lavorazione dell’impianto, porterà con sé l’effetto positivo di ridurre in maniera molto significativa il potenziale odorigeno del materiale in ingresso. Il digestato in uscita dalla prima fase di lavorazione presenterà dunque una ridotta odorosità, annullata poi dalla successiva fase di stabilizzazione aerobica per la produzione del compost.

I processi di digestione anaerobica e di compostaggio aerobico sono del tutto analoghi a quelli che avvengono spontaneamente in natura: all’interno dell’impianto sono ricreate le condizioni ottimali (agendo su temperatura, diluizione, miscelazione e altri parametri) per accelerare e concentrare le lavorazioni, senza alcun utilizzo di sostanze chimiche.


Il fabbisogno idrico per il funzionamento dell’impianto, grazie a un massiccio riutilizzo delle acque per i processi interni, è stato stimato in circa 17.200 metri cubi all’anno, corrispondenti al consumo idrico annuale di circa 350 persone. Le acque nere e quelle di prima pioggia, secondo il progetto, saranno conferite tramite la fognatura pubblica all’impianto di depurazione di Mancasale. L’impianto, in ogni caso, non interferirà con le falde acquifere: il progetto, infatti, non prevede scarico di percolati o acque di processo in corpi idrici superficiali.

Tutte le lavorazioni saranno effettuate in ambienti confinati: gli edifici in cui saranno presenti o trattati rifiuti (in particolare l’area di ricezione e stoccaggio degli stessi) saranno dotati di un sistema di aspirazione dell’aria per mantenere le strutture in leggera depressione: all’apertura delle porte, dunque, entrerà l’aria esterna ma si eviterà che quella interna possa uscire.

L’aria di processo, inoltre, verrà prima trattata con scrubber (torri di lavaggio con acqua) e biofiltri, per evitare eventuali cattivi odori residui o emissioni indesiderate, per poi essere convogliata in condotte alte 25 metri per la sua diffusione e dispersione in quota. L’unico punto emissivo da combustione sarà costituito dalla caldaia a biometano, necessaria a mantenere la temperatura dei digestori nelle condizioni ottimali.

Le linee guida per la caratterizzazione, l’analisi e la definizione dei criteri tecnici e gestionali per la mitigazione delle emissioni fanno riferimento a quanto disposto dalla Provincia di Trento, le cui determinazioni (relative all’impianto combinato per il compostaggio e la digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani Forsu e della frazione verde già attivo nel territorio del comune di Faedo) sono state prese come riferimento anche dall’Arpae (l’agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia) dell’Emilia-Romagna, che nel maggio del 2018 con una determina dirigenziale ha individuato valori obiettivo analoghi a quelli indicati dalla Provincia trentina in tema di impatto odorigeno. Sulla base di queste disposizioni è stata poi effettuata la valutazione di impatto ambientale del progetto reggiano di Iren.


Per quanto riguarda l’incidenza del progetto sul traffico veicolare, invece, è stato calcolato un traffico medio stimato in 120 mezzi pesanti al giorno, così suddivisi:

  • ingresso frazione organica dei rifiuti solidi urbani – circa 71 mezzi al giorno (62 dei quali già circolanti oggi per la raccolta della Forsu sul territorio provinciale), 9 dei quali da fuori provincia;
  • ingresso della frazione verde – circa 35 mezzi al giorno (gli stessi già circolanti oggi per la raccolta del verde sul territorio provinciale reggiano)
  • uscita compost – circa 7 mezzi al giorno;
  • uscita di anidride carbonica (CO2, uno dei componenti del biogas, con caratteristiche qualitative che ne consentono il pieno riutilizzo per scopi industriali, ad esempio per la carbonatazione delle bevande) + scarti (principalmente i sacchetti di plastica nel quale viene raccolto il rifiuto organico e l’eventuale materiale erroneamente conferito nell’organico da parte dei cittadini) – circa 4 mezzi al giorno.

L’incremento medio del traffico, dunque, è considerato come molto limitato, intorno al +3/4% di quello attuale nelle ore di punta. A livello di area provinciale, dunque, tra entrata e uscita si registrerà un incremento dovuto all’impianto di Gavassa di 20 mezzi pesanti in più al giorno rispetto alla situazione attuale.

L’impianto sarà dotato di dispositivi di sicurezza per impedire ai digestori di diventare pericolosi; inoltre la quantità di biogas che eventualmente non potesse essere immessa in rete – previo trattamento di raffinazione – sarà bruciata in una torcia di emergenza. A salvaguardia della sicurezza, questo tipo di impianti è comunque sottoposto a una precisa e rigorosa autorizzazione da parte dei Vigili del fuoco.

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Per maggiori informazioni sull’impianto di Gavassa è possibile consultare il sito www.irenforsu.com



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