I folli di Dio

Don Giuseppe Dossetti

Centododicesima lettera alla comunità al tempo del coronavirus e della guerra

Una di queste sere il vescovo ha portato in processione il Santissimo Sacramento, il pane consacrato, che per la fede cristiana è il Corpo di Cristo. Questo gesto ha molti significati simbolici. Uno, tra i principali, è di richiamare tutti i cristiani all’unità.

Già alla fine del primo secolo un’istruzione, una specie di catechismo, la Didachè, scrive: “Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto è diventato una cosa sola, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno”. Vista la divisione dei cristiani e le guerre in corso, dovremmo provare un po’ di vergogna di fronte al Fondatore. Questo è uno degli aspetti più belli della Chiesa: essa porta in sé i principi della sua stessa contestazione.

Quest’anno, però, sono rimasto colpito da un altro aspetto: l’umiltà di Dio. Nonostante l’apparato, i tessuti e gli oggetti preziosi, la coreografia del corteo, resta pur sempre vero che tutto ha come centro un pezzo di pane. Il portarlo lungo le strade della città vuol dire che esso è offerto: spezzato, significa che è per tutti, che chi lo ha in mano non lo possiede, ma è ministro di un dono.

L’umiltà di Dio dovrebbe avere come conseguenza l’umiltà della Chiesa e dell’uomo: anche per loro l’umiltà dovrebbe poi esprimersi nel dono. Nel brano del Vangelo che si legge, Gesù dice agli apostoli, di fronte alla folla affamata: “Voi stessi date loro da mangiare” (Lc 9,13).

Non nascondiamo che quest’anno il paradosso è massimo e l’incoerenza è particolarmente acuta. La guerra è la forma più grave di egoismo, ma anche di presunzione: di quale vittoria stiamo parlando? Colpiscono la tracotanza e i toni bellicosi di governanti o comunque di persone di riferimento per l’opinione pubblica; tra l’altro essi sono tanto più roboanti quanto più chi li usa è lontano dai luoghi dove si combatte e si muore.

L’umiltà di Dio dovrebbe muovere anche l’uomo a essere più umile. La prima forma dell’umiltà è la pietà, la compassione, il rifiuto dell’odio, il desiderio della pace.

Mi rendo conto che prendere decisioni quando la guerra divampa è estremamente difficile. Riconosciamolo, però: diciamo agli uomini, e a Dio nel silenzio della coscienza, che non sappiamo quali altre scelte fare, che abbiamo bisogno di luce, noi e l’avversario. Riconosciamo con dolore che siamo su un terreno scivoloso e che abbiamo bisogno di consiglio, e cerchiamolo presso gli uomini saggi e umili. Il segno dell’umiltà è il desiderio della pace e il ripudio della guerra come strumento per dirimere le controversie. Il cardinale Zuppi ha detto: “Cercare con insistenza la pace, e la pace si cerca solo ricordando il dolore causato dalla guerra”.

Il corpo di Cristo, divenuto pane, è un appello alla conversione, a dare un fondamento diverso alle nostre decisioni, proprio quando esse sembrano obbligate.

Nella tradizione russa troviamo i “folli di Dio”. Di uno di essi, Nicola di Pskov, si racconta il seguente episodio. Lo zar Ivan il Terribile si avvicinava alla città di Pskov, per farle pagare il rifiuto di sottomettersi al suo dominio. Ci si aspettava una vendetta terribile e un cruento massacro. Ma dalla folla uscì un uomo, macilento e stracciato, che tese al monarca un pezzo di carne cruda e gli disse: “Ritieni che mangiare un pezzo di carne di animale durante la Quaresima sia peccato, mentre mangiare tanta carne umana quanta ne hai già mangiata non lo sia?”. Lo zar provò vergogna per la sua crudeltà e lasciò la città senza compiere atti atroci.

Anche san Francesco fu considerato folle, ma fu lui a riconciliare tante città italiane in guerra tra loro. Soprattutto, fu lui a incontrare il sultano in Egitto, quando le azioni militari dei crociati fallirono.

Questa santa follia nasce indubbiamente dalla frequentazione dell’Eucaristia, che a ben vedere è la santa follia di Dio: amare l’uomo, ogni uomo, fino a morire in croce per lui. Del resto, san Paolo lo aveva ben compreso. Egli scrive, nella prima lettera ai Corinzi: “Poiché il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1, 21-25).




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