Gramsci dei “Quaderni” non imita, rielabora

chav
6.7

«Racconterò di come ho imparato a leggere all’età di ventitré anni e di come in quel primo anno di letture la mia vita sia stata trasformata dagli scritti di Antonio Gramsci … A quel punto presi tutta un’altra strada».

Ci furono anche altre letture importanti, Angela Davis, C. Wright Mills, George Jackson e Dorothy Allison, ma i “Quaderni del carcere”, scrive Hunter in “Chav”, la sua “memoria politica”, gli volarono «letteralmente in testa» Non fu una lettura semplice, infatti, lo leggeva «a passa di lumaca, sillabando le parole a voce alta, ricorrendo al vocabolario ogni due frasi».

L’incontro casuale con l’ex segretario del Partito comunista d’Italia, incarcerato dal fascismo, avvenne durante l’ennesimo ricovero per disintossicarsi in un ospedale psichiatrico di Nottingham. Qualcuno l’aiuta a leggere, va avanti nella lettura. Gramsci lo influenza, anche se dichiara, poi, di volersene liberare. E ha ragione, perché i maestri devono ispirare non dettare. Il Gramsci dei “Quaderni” non imita, rielabora. Qui sta la forza del suo pensiero. Qui sta la sua attualità. E qui sta la problematicità che emerge dalle pagine di Hunter.

«Voglio usare queste pagine — scrive – per evidenziare complessità e contraddizioni. Per mostrare come i miei quartieri e chi ci vive sono più complessi degli stereotipi di criminali e vittime e meritano qualcosa di diverso della carità o della sanzione. Voglio farlo a partire da un punto di vista reale e concreto. Questo significa parlare della famiglia e degli abusi che abbiamo patito, inflitti anche a me. E come una cosa così intima come un abuso subito nell’infanzia si realizzi all’interno di un contesto politico».

Quelle letture e gli incontri causali avuti lo trasformano da ragazzo di vita violenta ed emarginata in un militante della sinistra radicale inglese. Non abbandona però quei ghetti in cui ha vissuto per oltre vent’anni e non accetta acriticamente le forme di lotta dei vari gruppi in cui ha militato e milita. Respinge la qualifica di “working class hero”, un titolo piuttosto ambito ovunque.

Il punto centrale di tutti la riflessione di Hunter sta in queste righe: «I movimenti sociali di sinistra siano autoritari o antiautoritari, sono incredibilmente bianchi», la “bianchitudine” ti consente, in qualche misura «di prendere le distanze dalla brutalità di un sistema perché quel sistema non ti tocca [o solo marginalmente aggiungo io], allora ti trovi in una posizione obiettiva. Ma se sei brutalizzato da quel sistema, che allora quel sistema diventerà tuo nemico, minaccerà la tua esistenza e ne capirai con più chiarezza gli effetti devastanti». Hunter crede, perciò, nell’autodeterminazione. «Se bisogna rispondere all’omofobia, allora è la comunità LGBTQ che deve definire i termini della lotta … se vuoi sfidare il razzismo, allora la direzione della lotta deve essere delle persone non bianche».

Non saprei dire, sinceramente, se le cose funzionino proprio così, meccanicamente. Per Gramsci nulla nella storia degli uomini funziona meccanicamente. Tuttavia, per entrare nel mondo in cui ha vissuto e vive l’autore, noi lettori italiani e in particolare emiliani dovremmo sfoderare l’empatia, metterci nei panni di… La violenza sociale che esplode ciclicamente in paesi anglosassoni come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna – quasi sempre in risposta alla violenza della polizia (si pensi alla tragica e violenta morte di George Floyd) – in Italia è praticamente sconosciuta.

Non abbiamo episodi analoghi perché non esistono comunità razziali separate e (violentemente) discriminate come in quei paesi. Mi fermo qui, perché questo non è luogo di sofisticate elaborazioni socio-politiche. Questo è il luogo “del suggerire”. E leggere Chav è un suggerimento per sollevare lo sguardo verso delle realtà che dire “di classe” ha un senso terribilmente concreto.

(D. Hunter, Chav. Solidarierà coatta, prefazione di Wu Ming 4, Alegre, Roma 2020, pp. 160, 15,00 euro, e. book 7,99 euro – recensione di Glauco Bertani).

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

Colonna sonora:

The CLASH, Guns of Brixton – 3/8/1980 – Capitol Theatre

ICE-T, Colors

BOB MARLEY, I shot the sheriff – CONCERT -SANTA BARBARA 1979

POP SMOKE, Dior

JOHN LENNON/PLASTIC ONO BAND, Working Class Hero

NWA, Fuk Da Police

PUBLIC ENEMY, Fight The Power

I nostri voti


Stile narrativo
5.5
Tematica
8.5
Potenzialità di mercato
6




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