“Pur immatura e fragile”, ha agito “con lucidità e determinazione”, “tenendo sempre ferma la propria volontà di non far scoprire niente finché ha potuto, ossia finché non è stata posta dagli inquirenti […] di fronte a evidenze fattuali incontrovertibili”.
Sono questi i passaggi più significativi delle motivazioni con cui la Corte di assise di Parma ha illustrato la condanna a 24 anni e tre mesi di carcere per Chiara Petrolini, la ragazza di 23 anni finita a processo con l’accusa di duplice omicidio aggravato (dalla premeditazione e dalla discendenza) e soppressione di cadaveri dopo il ritrovamento dei resti di due neonati sepolti nel giardino della casa dei genitori a Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma.
Si trattava dei corpicini di Domenico Matteo e Angelo Federico, i figli dalla giovane, morti subito dopo essere venuti alla luce al termine di due diverse gravidanze, nel maggio del 2023 e nell’agosto del 2024 – gravidanze di cui nessuno, oltre a lei, si sarebbe accorto, stando a quanto emerso dall’iter processuale.
Petrolini è stata assolta dall’accusa dell’omicidio del primogenito, ma è stata riconosciuta colpevole per gli altri reati contestati, in particolare per l’omicidio premeditato del figlio secondogenito, nato il 7 agosto del 2024. Secondo i giudici, la ventitreenne avrebbe “tenuto una pluralità di condotte omissive che […] sono chiaramente indicative della volontà di partorire il figlio per poi eliminarlo”.






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