L’incidente che giovedì 18 giugno a Reggio Emilia ha portato alla morte di Joele Nathan Malvasi, il ragazzino di 11 anni travolto e ucciso da un camion per la raccolta dei rifiuti all’incrocio tra via Magenta e via Zanichelli, nella zona del lungo Crostolo, “è una tragedia della strada che ha scosso Reggio e ci ha lasciati attoniti”, commenta il segretario provinciale del Partito Democratico Massimo Gazza.
“Come prima cosa intendiamo stringerci con affetto al dolore immenso e al cordoglio della famiglia e degli amici dell’undicenne che ha perso la vita. Quando una comunità viene colpita al cuore, come è accaduto a quella cittadina, non si può che provare a ragionare al di fuori di steccati e divisioni ideologiche, mettendo al centro un dato di fatto prepolitico, che sta al di là e sopra tutto: la sacralità della vita. Questo vale per la vittima, ma anche per i suoi giovanissimi amici, che hanno dovuto assistere a una scena che, a quell’età, nessuno dovrebbe vedere”.
Per Gazza “saranno gli organi preposti ad accertare la dinamica dei fatti ed eventuali conseguenze. In queste ore abbiamo letto molti interessanti contributi su come siano state costruite negli anni le città contemporanee, sulle discussioni circa il nuovo Codice della strada, con ripetuti appelli di chi chiede che l’installazione di sensori sugli angoli morti dei mezzi pesanti diventi norma operativa già oggi, senza indugiare oltre. È davvero un’urgenza della politica nazionale tutta, senza distinzioni, occuparsi di dati drammatici in Italia, che parlano degli incidenti stradali come della principale causa di morte e di ferimento per i ragazzi al di sotto dei 30 anni”.
“In queste ore chi ha un figlio, un nipote di quell’età, chi come il sottoscritto per lavoro insegna a degli adolescenti, ha vissuto un sentimento di ansia fortissima, di grande preoccupazione per una generazione intera, e si è interrogato: cosa possiamo fare, come adulti, per tutelare l’esistenza di questi ragazzi, perché quanto è avvenuto ieri non accada mai più?”, si chiede Gazza.
“Il rispetto delle regole, certo, è la precondizione perché una società riesca a convivere nel rispetto l’uno dell’altro. Forse però, come scrive Tuttinbici Reggio Emilia nel suo appello, dovremmo fare uno sforzo in più, fermarci un attimo. È diffusa l’abitudine di guidare distrattamente, di accelerare un poco dentro al tessuto urbano perché in ritardo a un appuntamento di lavoro, anche per stanchezza o stress. Nondimeno chi sta al volante di qualsiasi mezzo a quattro ruote è, sulla strada, il ‘soggetto forte’, in un ecosistema in cui si muovono pedoni, ciclisti, donne e bambini, anziani. Sono loro i più esposti al rischio, le persone da tutelare”.
In queste ore, rivela Gazza, “non riesco a non pensare al fatto che il senso e il significato della vita stia proprio nell’essere attenti a chi è più debole, chi rischia di più, magari rallentando – ognuno di noi – il ritmo, ponendo più prudenza nei comportamenti, ridisegnando la scala delle priorità a favore degli altri, e meno in senso autocentrato. Si dirà che sono considerazioni dettate dallo choc per la morte del ragazzino undicenne, e però penso che una società che voglia progredire non possa non porsi queste domande, non debba rinunciare a ragionare su quali siano i valori che la guidano, al di là delle contingenze della cronaca, pena perdere sé stessa”.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu