Garante Giudici: serve qualità nell’educazione

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È la pedagogista reggiana Claudia Giudici la nuova Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza. Succede a Clede Maria Garavini. Eletta dall’Assemblea legislativa (con 40 voti), resterà in carica per cinque anni. Psicologa, presidente di Reggio Children, è stata anche autrice di articoli e curatrice di mostre e pubblicazioni.

Le chiediamo una breve presentazione per conoscerla meglio.

“Sono psicologa e la mia attività professionale, ma anche la mia storia personale, è legata da sempre all’esperienza educativa del Comune di Reggio Emilia, dove sono cresciuta fin da bambina, prima frequentando il nido “Genoveffa Cervi” e poi la scuola dell’infanzia “Diana”. Ho lavorato come pedagogista dell’équipe di coordinamento dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali e a Reggio Children, ho curato e sono stata responsabile di diversi progetti di ricerca e aree di attività, poi sono entrata nel consiglio d’amministrazione e quindi sono stata presidente dal 2016 al gennaio 2022. Fino al 2016 sono stata presidente dell’Istituzione scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia. Insegno Psicopedagogia all’Università di Modena e Reggio Emilia. Penso all’educazione come diritto primario di tutti i bambini e le bambine e come a un bene comune: è mia profonda convinzione che l’utopia sia possibile, che si possa fare una educazione di qualità a qualsiasi latitudine e in qualsiasi luogo”.

Quali saranno i primi obiettivi di mandato?

“Quando si assume un ruolo delicato come questo si è attraversati dalla sensazione che ogni pensiero che si inizia a fare sia inadeguato e insufficiente, poca cosa di fronte alla enormità dei problemi che si dovrebbero affrontare. Ma si ha anche la consapevolezza di dover iniziare quanto prima ad affrontarli.
La pandemia ha evidenziato e incrementato disagi e povertà, ampliando la forbice delle disuguaglianze. Contemporaneamente ha anche attivato la creazione di nuove realtà che guardano al futuro oltre l’emergenza. Un primo obiettivo è, allora, la conoscenza e l’analisi dei fenomeni, attraverso una ricerca che, facendo tesoro dell’importante lavoro di chi mi ha preceduto, si misuri anche con nuovi metodi più capaci di stare nelle complessità e nelle ambivalenze del vivere oggi, producendo un ascolto autentico. Potrebbe essere una bella sfida per le Università della regione.

Un secondo obiettivo è quello di offrire strumenti progettuali alle realtà locali per una educazione alla cittadinanza che sappia integrare quella tradizionale con quella digitale. È necessario oggi superare queste distinzioni. Siamo così preoccupati dai rischi del web che non ci accorgiamo della povertà dei luoghi fisici dove i bambini e i ragazzi possono esercitare le loro competenze di cittadinanza. Le esperienze virtuose di molti comuni, a partire dal mio, devono trovare un luogo regionale di confronto che si muova in quest’ottica di integrazione. Sarà poi necessario avere cura collaborazioni inter-istituzionali, rinsaldando quelle esistenti e ampliandole verso nuovi soggetti”.

Rispetto ai suoi precedenti incarichi, nel Comune di Reggio Emilia, nel Centro Reggio Children e anche all’Università, ci sono elementi che vorrebbe riproporre nella nuova esperienza regionale?

“Alcune caratteristiche dell’esperienza e della realtà in cui ho lavorato per tanti anni con differenti ruoli e in cui ancora lavoro possono essere una bussola per perseguire le prime linee di mandato che ho rapidamente indicato: l’inestricabile interdipendenza tra teoria e pratica, il riconoscimento dei diritti degli esseri umani come presupposto e insieme come obiettivo del mio impegno, l’internazionalità, la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, ma anche tra le aree del sapere, in cui assume la struttura della interdisciplinarietà. La ricerca come tratto permanente. Tutto questo mi suggerisce come urgente un’elaborazione del concetto di esigibilità del diritto in una declinazione teorico-pratica in cui si saldino prospettive teoriche aggiornate, azioni efficaci e condizioni adeguate.

Penso anche che oggi si debbano investire risorse di pensiero ed economiche più consistenti sulla scuola. La scuola ha una centralità data dal fatto di essere il luogo che fino a 16 anni accoglie tutti i bambini e i ragazzi. È importante che sia un luogo di vera partecipazione. Solo la partecipazione, infatti, mobilita, attiva e valorizza le risorse personali affettive, relazionali, conoscitive, che sono straordinarie negli adolescenti, in progetti comuni, esperienze di educazione alla cittadinanza, forma di prevenzione del disagio, della devianza e dell’abbandono scolastico. Contemporaneamente è necessario che, anche per i genitori, la scuola sia luogo di partecipazione dove riflettere, nel confronto, sul complesso compito dell’educare. Ma la scuola non può fare tutto questo da sola. Vanno quindi costruite reti di confronto e collaborazione. Il mio impegno, da oggi, sarà in questa direzione”.

(Cristian Casali)



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