Diga di Vetto, Lipu e WWF fanno ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche

torrente Enza a Vetto – CTTE

Lipu e WWF Italia hanno presentato ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche contro gli atti con cui il commissario straordinario della diga di Vetto Stefano Orlandini ha approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) e ha individuato il sito di Vetto come alternativa da sviluppare nella successiva fase del progetto di una diga sul torrente Enza.

Il ricorso contesta la legittimità del procedimento amministrativo che ha portato a tale decisione ed evidenzia numerosi profili di criticità, sia sotto il profilo procedurale che sotto quello tecnico e ambientale.

Secondo le associazioni ambientaliste, il dibattito pubblico e il Docfap non avrebbero assicurato una valutazione effettiva e imparziale delle alternative progettuali previste dalla normativa sui contratti pubblici; vengono inoltre contestati tempi istruttori ritenuti incompatibili con la complessità dell’opera, un’insufficiente considerazione delle osservazioni formulate dagli enti competenti e dai soggetti partecipanti al dibattito pubblico, nonché la metodologia utilizzata per la comparazione tra le diverse soluzioni progettuali.

Particolare rilievo, per Lipu e WWF, assume la questione della tutela della biodiversità: il ricorso richiama infatti la stessa documentazione tecnica predisposta nell’ambito del Docfap, dalla quale emergono impatti rilevanti sugli habitat e sulle specie tutelate dalla rete Natura 2000, con la previsione di effetti significativi su ecosistemi di elevato valore naturalistico. Le associazioni ritengono inoltre che tali elementi pongano seri interrogativi circa la conformità del progetto al principio europeo del “Do No Significant Harm”, richiamato dalla normativa europea e nazionale come requisito fondamentale per l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati agli investimenti infrastrutturali.

Il ricorso, infine, individua anche criticità relative alla completezza dell’istruttoria, alla ponderazione degli impatti ambientali, alla copertura finanziaria dell’intervento e alla congruità delle procedure seguite nella predisposizione degli elaborati tecnici.

Lipu e WWF Italia chiedono quindi che il tribunale annulli gli atti impugnati e disponga il riesame del procedimento “nel rispetto dei principi di trasparenza, completezza istruttoria, corretta valutazione delle alternative progettuali e piena applicazione della normativa nazionale ed europea in materia di tutela ambientale”.

Il ricorso, spiegano le due associazioni, “rappresenta uno strumento di tutela della legalità amministrativa e dell’interesse pubblico. Opere di questa rilevanza devono essere fondate su valutazioni tecniche complete, trasparenti e scientificamente solide, nel pieno rispetto delle procedure previste dalla legge”. L’obiettivo, aggiungono, “è quello di garantire che ogni scelta riguardante il futuro della gestione della risorsa idrica sia assunta sulla base di dati completi, valutazioni rigorose e confronti effettivi tra tutte le alternative disponibili, nell’interesse delle comunità locali e delle future generazioni”.



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