Nei giorni scorsi una delegazione del Coordinamento per la salvaguardia e la tutela del torrente Enza, che riunisce oltre 13 realtà ambientaliste di Reggio Emilia e Parma, ha incontrato l’assessore regionale Giovanni Paglia. Al centro del confronto, la recente richiesta di inserimento del progetto della diga di Vetto nel Piano per la sicurezza idrica della Regione Emilia-Romagna.
Il Coordinamento ha ribadito con forza come l’opera sia considerata dagli ambientalisti un “errore storico”, evidenziando criticità che “vanno ben oltre la narrazione del beneficio economico immediato”.
Sul fronte della fragilità geologica, il Comitato ha denunciato “rilevanti problematiche” legate alla franosità dei siti individuati, con almeno dieci aree instabili identificate presso la stretta di Vetto. La sommersione permanente di circa 380 ettari, inoltre, comporterebbe la distruzione di habitat prioritari e specie protette (come il gambero di fiume e l’orchidea Himantoglossum adriaticum) all’interno della zona Rete Natura 2000.
Il Coordinamento, inoltre, contesta la “sottostima dei costi” – la previsione è di oltre 520 milioni di euro per il progetto completo — e l’assenza di una reale verifica di fattibilità della cosiddetta “opzione zero”, ovvero la possibilità di gestire la risorsa idrica tramite il risparmio, la rigenerazione delle falde e l’efficientamento irriguo.
L’incontro, definito da entrambe le parti “franco e costruttivo”, ha permesso al Coordinamento di esprimere la convinzione che la candidatura dell’opera rappresenti “una forzatura istituzionale”: secondo il Coordinamento, infatti, tale mossa “non può e non deve sostituire un dibattito pubblico rigoroso”, finora giudicato invece “insufficiente e opaco”.

L’assessore Paglia, nel ringraziare il Coordinamento per il contributo documentale, avrebbe riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni sollevate: “Paglia ha ribadito che ogni scelta strategica regionale deve fondarsi su solide valutazioni tecniche e massima trasparenza, confermando la disponibilità a mantenere aperto il confronto nelle sedi competenti”.
Il Coordinamento per la salvaguardia e la tutela del torrente Enza ha infine rivolto un appello accorato alla giunta regionale, chiedendo di non procedere con iter autorizzativi basati su studi preliminari giudicati “lacunosi”: “Impegnare ingenti risorse pubbliche su un progetto tecnicamente fragile rischierebbe di produrre un danno irreversibile al territorio e alla democrazia partecipativa della Val d’Enza”.






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