Decreto anti-rave, governo e Parlamento valutano alcune modifiche

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Il decreto anti rave è al centro di molte critiche e ora l’esecutivo di Giorgia Meloni potrebbe pensare a dei cambiamenti, anche se il premier rivendica le scelte: “Ne vado fiera”. I punti a cui si guarda sono fondamentalmente due: il primo è l’eccessiva genericità della norma, mentre il secondo è la possibilità di usare le intercettazioni per le indagini. E mentre Forza Italia annuncia la presentazione di emendamenti, la maggioranza ragiona sui cambiamenti. Oggi un incontro Piantedosi-sindacati.

A poco dall’approvazione in Consiglio dei Ministri, il governo Meloni pensa a come cambiare il decreto anti-rave. I punti a cui si guarda sono fondamentalmente due: il primo è l’eccessiva genericità della norma, mentre il secondo è la possibilità di usare le intercettazioni per le indagini. E mentre Forza Italia annuncia la presentazione di emendamenti, la maggioranza ragiona su come cambiare in Parlamento la norma.

La premier Giorgia Meloni nelle ultime ore ha comunque rivendicato la norma: “Ne vado fiera perché l’Italia – dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità – non sarà più maglia nera in tema di sicurezza”, ha detto il premier, premettendo di voler rassicurare tutti i cittadini “qualora ce ne fosse bisogno” perché “non negheremo a nessuno di esprimere il dissenso”.

Come scrive Open, il secondo punto più criticato della norma si può risolvere. La possibilità di intercettare chi organizza raduni potenzialmente illegali è uno dei problemi segnalati dal viceministro Francesco Paolo Sisto (Fi). “L’unico sistema è portare la pena a un livello che inibisca l’uso delle intercettazioni”, ha proposto Sisto. E quindi uno “sconto” a 4 anni per il massimo della pena dovrebbe risolvere il problema.

Più difficile è la tipizzazione del reato. Un’ipotesi fa leva sulla droga. Visto che l’intenzione è quella di colpire situazione in cui si fa largo uso di sostanze stupefacenti, una definizione maggiore del reato potrebbe andare in questa direzione. La Stampa fa però sapere che il Viminale ha risposto informalmente alle obiezioni segnalando che le pene sono alte perché soltanto così può scattare la confisca obbligatoria delle attrezzature e l’arresto in flagrante degli organizzatori. Una modifica delle pene dovrebbe quindi salvaguardare le due possibilità.

 



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