Data center, l’Emilia nella corsa ai miliardi

leonardo the European supercomputer Bologna – L

La corsa italiana ai data center riguarda da vicino anche l’Emilia-Romagna: Bologna dispone già di un polo europeo del supercalcolo, mentre a Reggio Emilia una società francese ha manifestato interesse per un insediamento alle ex Reggiane. Due situazioni diverse, dentro una partita nazionale che vale quasi 27 miliardi di euro di investimenti programmati nei sette grandi programmi riconosciuti di interesse strategico. Capitali che ora devono trovare siti adeguati, energia e autorizzazioni.

Il baricentro degli investimenti privati resta soprattutto lombardo, ma l’Emilia dispone di una base scientifica e industriale sulla quale costruire nuove opportunità. Al Tecnopolo Dama di Bologna, nell’ex Manifattura Tabacchi, sono concentrati il supercomputer Leonardo del Cineca, il centro dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche e le infrastrutture dell’Infn. Il complesso si estende su circa 120.000 metri quadrati e ospita una comunità di oltre 1.500 ricercatrici e ricercatori.

Supercalcolo scientifico e grandi centri commerciali per il cloud rispondono a esigenze differenti, ma condividono infrastrutture, professionalità e fabbisogni energetici. Per il sistema produttivo emiliano, il possibile collegamento riguarda l’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale nella progettazione, nell’automazione, nella manutenzione e nella gestione delle produzioni. La presenza di capacità di calcolo acquista valore industriale quando diventa accessibile alle imprese.

A luglio Regione, Comune e Città metropolitana di Bologna hanno sottoscritto un accordo per coordinare lo sviluppo del Dama e rafforzarne i rapporti con il sistema produttivo. Tra gli obiettivi figurano l’attrazione di investimenti e talenti, l’insediamento di imprese innovative e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata. L’intesa è stata firmata dal presidente Michele de Pascale e dal sindaco Matteo Lepore, con il coinvolgimento del vicepresidente regionale Vincenzo Colla e dell’assessora all’Agenda digitale Elena Mazzoni.

A Reggio il dossier è invece ancora preliminare. L’interessamento francese riguarda circa 50.000 metri quadrati delle ex Reggiane ed è all’esame di Stu Reggiane e dell’amministrazione comunale. Tra gli elementi considerati figura la vicinanza della centrale Iren di via Sardegna. Restano da verificare sostenibilità ambientale e condizioni infrastrutturali: non risultano ancora definiti un investimento economico, un calendario di realizzazione o un progetto autorizzato.

Il caso reggiano porta sul territorio il nodo che accompagna l’espansione nazionale: individuare aree nelle quali gli impianti siano concretamente realizzabili. Il recupero di spazi industriali dismessi offre una possibilità, ma deve confrontarsi con disponibilità elettrica, connessioni digitali, raffreddamento e compatibilità urbanistica.

È su questi passaggi che interviene il Caie, il Comitato attrazione investimenti esteri istituito presso il Ministero delle Imprese guidato da Adolfo Urso. L’organismo coordina le amministrazioni e accompagna gli investitori negli adempimenti, attraverso lo sportello unico Invest in Italy e le strutture di supporto. Il confronto con Regioni ed enti locali serve a verificare le condizioni degli insediamenti e affrontare gli ostacoli amministrativi.

I quasi 27 miliardi di euro rappresentano la somma degli importi previsti nei sette programmi strategici riepilogati dal Mimit, non sono un fondo pubblico da distribuire. Accanto alle iniziative lombarde figurano il programma Techbau a Trino, in Piemonte, e Digital Vault Sulcis in Sardegna: la localizzazione degli investimenti sta dunque già coinvolgendo territori esterni all’area milanese.

Per l’Emilia la questione è trasformare la concentrazione di ricerca, manifattura e competenze in una capacità di attrazione anche per questi capitali. Bologna offre un’infrastruttura scientifica già operativa; Reggio una possibile riconversione industriale ancora da verificare. Il passaggio decisivo sarà presentare agli investitori aree utilizzabili, collegamenti disponibili e tempi attendibili: le condizioni che separano una manifestazione d’interesse dall’apertura di un cantiere.



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