Cgil Reggio: giù le mani dall’aborto

strozzi_cgil

Stiamo assistendo in questi giorni alla presentazione, su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri, di testi antiabortisti che a Roma si sono affrettati a sottoporre alla discussione del Senato. Uno di questi chiede la modifica dell’articolo 1 del Codice civile in materia di “riconoscimento della capacità giuridica del concepito”.
Un modo nei fatti di minare la Legge 194, perché se oggi la norma prevede che i diritti a favore del concepito siano “subordinati all’evento della nascita”, e quindi alla salute della madre che porta avanti la gravidanza, con il tentativo di riconoscerli al concepito la donna che decidesse di abortire commetterebbe omicidio.

“Va da se che la garanzia più volte annunciata di non “toccare” la 194 va già sbriciolandosi. – sottolinea Elena Strozzi, Segreteria CGIL Reggio Emilia – Si tratta di un’aggressione a quei diritti che dal 1978 in Italia siamo abituati a pensare come acquisiti. Che invece riscopriamo vanno difesi quotidianamente. Allora, – continua Strozzi – è necessario ribadire che il diritto della donna ad interrompere la gravidanza non può essere messo in discussione, che questo diritto debba potersi esercitare con il supporto necessario ma senza condizionamenti e/o ostacoli de facto, come spesso invece ancora accade, in specie in alcune Regioni del Paese”.

Come Cgil non staremo a guardare che il perimetro delle libertà civili, che da sempre difendiamo, vada progressivamente restringendosi – si legge in una nota – . Crediamo inoltre che il progressivo impoverimento del lavoro, sempre più precario, abbia prodotto un aumento delle condizioni di fragilità e di ricattabilità di tanta parte della popolazione lavorativa, soprattutto femminile.
Che la rassegnazione, già dimostrata con la scarsa partecipazione alla urne,unita al disorientamento che tendono a provocare dichiarazioni inquietanti su diritti acquisiti sono elementi di pericolo da non sottovalutare.

“In questo contesto siamo convinti che si possano compiere azioni importanti anche a partire dal piano locale, attraverso la contrattazione territoriale. – spiega Strozzi – Come Cgil infatti, insieme a Cisl e Uil, abbiamo chiesto in tutti gli incontri fatti con i Comuni della nostra Provincia di redigere, in corrispondenza del bilancio previsionale anche “bilanci di genere”, ovvero una rilettura delle voci del bilancio dell’Ente capace di valutare quale sia “l’impatto di genere” sulle politiche pubbliche, partendo dalla consapevolezza che queste non sono mai neutrali.
Ma bisogna fare di più – conclude la sindacalista che per la Segreteria confederale segue le politiche di genere- a partire dalla necessità di potenziare il sistema di consultori pubblici, potenziandone la capillarità ed adottando le professionalità necessarie per la piena applicazione della 194”.

La Cgil non starà a guardare che si metta in piedi un processo di smantellamento, dichiarato o meno, leggero o meno, di una Legge che ha rappresentato e rappresenta un grande elemento di libertà, integrità e autodeterminazione. Ma soprattutto non staranno a guardare le donne delle cui scelte di vita si tratta.



Non ci sono commenti

Partecipa anche tu