Caso Portanova, Alleanza Verdi Sinistra: “Chi tace è complice, la Reggiana esca dal silenzio”

Manolo Portanova 90 AC Reggiana – IGMP

Dopo il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, anche il gruppo consiliare regionale di Alleanza Verdi Sinistra prende posizione contro l’AC Reggiana, a una decina di giorni dalla sentenza della Corte d’appello di Firenze che ha confermato la condanna a sei anni di reclusione per il calciatore granata Manolo Portanova, accusato di violenza sessuale di gruppo e lesioni e già condannato alla stessa pena anche in primo grado.

Per Avs “il calcio non può e non deve diventare un alibi. Soprattutto, una maglia da gioco non può trasformarsi in uno scudo dietro cui nascondersi”. Sotto accusa, in particolare, la decisione della società reggiana di mandare regolarmente in campo Portanova anche dopo il giudizio di secondo grado, che per il gruppo consiliare regionale “apre una riflessione importante sui valori dello sport e sulla responsabilità sociale dei club: non è solo una scelta tecnica, ma una decisione che porta con sé anche un significato culturale ed etico”.

“È evidente che una società possa cogliere un’opportunità sportiva portando in squadra un giocatore che, in altre condizioni, avrebbe probabilmente giocato in Serie A. Ma proprio per questo la questione non può fermarsi alla dimensione tecnica o al risultato. La Reggiana non è solo una prima squadra: è una comunità, un settore giovanile, fatta di bambini e ragazzi che guardano quei giocatori come modelli. In questo contesto, volente o nolente, passa un messaggio culturale che non possiamo condividere. E la scelta di affidare anche la fascia di capitano rende questo segnale ancora più forte e difficilmente comprensibile”.

Per Alleanza Verdi Sinistra “è necessario guardare al contesto complessivo: non si tratta solo di un singolo episodio, ma di come pratiche sociali e modelli culturali continuino a incidere sulla libertà delle donne. La violenza, in tutte le sue forme, chiama in causa una responsabilità collettiva: riconoscere i segnali e non normalizzarli. Dietro a tutto questo non c’è solo un giocatore. C’è una persona che ha denunciato, una famiglia che ha affrontato anni di dolore e pressione mediatica. Difendere il diritto alla difesa è legittimo. Ignorare la gravità dei fatti contestati è pericoloso, perché rischia di far passare l’idea che il calcio conti più della dignità umana”.

Calcio che, ricorda ancora Avs, “si riempie spesso la bocca con slogan su rispetto e inclusione; eppure, quando subentrano profitto e risultato, il talento sembra pesare più della dignità umana. Il messaggio che passa è chiaro: tutto è negoziabile, purché si vinca o si incassi. Non si tratta di scavalcare i giudici, ma di farsi carico delle proprie azioni. Se la giustizia ha i suoi tempi, l’etica non può restare in stand-by. I club non sono tribunali, ma sono comunità e ogni comunità decide ogni giorno da che parte stare. Schierare chi è stato giudicato colpevole di un reato così odioso significa calpestare il peso sociale della violenza di genere. È come dire alle vittime che il loro dolore conta meno di un business che deve continuare a correre”.

“Insieme alle reggiane e ai reggiani che già hanno preso posizione”, è l’appello finale di Alleanza Verdi Sinistra, “chiediamo alla società AC Reggiana un atto di responsabilità immediato. Chiediamo a tutto il sistema calcio – federazioni, leghe, sponsor – di smettere di nascondersi dietro il silenzio. Perché il silenzio, in questi casi, non è neutralità: è complicità”.



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