Si è chiusa l’inchiesta sulla morte dell’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso, ucciso in un conflitto a fuoco con le Brigate Rosse, fuori dalla cascina Spiotta, vicino ad Acqui Terme, il 5 giugno 1975.
Nello stabile era tenuto prigioniero l’imprenditore Vallarino Gancia e quando i carabinieri lo liberarono scoppiò uno scontro a fuoco nel corso del quale morirono l’appuntato Giovanni D’Alfonso e la moglie di Renato Curcio, Margherita “Mara” Cagol. Di quei fatti sono accusati il brigatista reggiano originario di Casina, Lauro Azzolini, e uno dei capi e teorici storici delle Br, Renato Curcio, appunto. L’avviso di conclusione indagine coinvolge anche un altro capo delle Br, Mario Moretti, e Pierluigi Zuffada, tutti indagati per l’omicidio di D’Alfonso.
Secondo le indagini dei Ros, coordinate dalla Procura di Torino, il brigatista presente sul posto era Lauro Azzolini (processato e prosciolto già una volta per la vicenda) che più volte ha ribadito la sua estraneità ai fatti.
La vicenda era partita da Bruno D’Alfonso, figlio del carabiniere ucciso, con la volontà di scoprire chi fosse l’altro brigatista coinvolto nella sparatoria, oltre alla Cagol, che riuscì a fuggire.






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