Lauro Azzolini, oggi 79 anni, operaio alla Lombardini e appartenente al cosiddetto “gruppo reggiano” storico delle Br, implicato nella vicenda del sequestro di Aldo Moro, arrestato a Milano e condannato all’ergastolo, oggi libero, per gli inquirenti è anche l’uomo che fuggì dalla cascina Spiotta, correva il giugno del 1975, quando in un conflitto a fuoco persero la vita Mara Cagol, brigatista trentina e moglie di Renato Curcio, e il carabiniere Giovanni D’Alfonso, caduto sotto un lancio di bombe a mano.
Arriva così la svolta nell’inchiesta che la Procura di Torino aveva riaperto circa 18 mesi fa il fascicolo sul sequestro dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia. E da oggi il nome del reggiano di Casina Lauro Azzolini è iscritto nel registro degli indagati, accusato del reato di omicidio, mentre è andato ormai prescritto quello di sequestro di persona. Con Lauro Azzolini è sotto indagine anche l’ex ideologo delle Br, Renato Curcio, poiché gli inquirenti ritengono sapesse del rapimento dell’industriale dello spumante.
Il caso era stato riaperto nell’autunno 2021, dopo un esposto a nome di Bruno D’Alfonso, il figlio del carabiniere rimasto ucciso nello scontro a fuoco con i brigatisti.
In una testimonianza, Luciano Seno, alto ufficiale dei carabinieri e poi del Sismi, nel 1975 era l’uomo di punta della squadra costituita dal generale Dalla Chiesa per dare la caccia ai terroristi rossi, ha così ricostruito la vicenda a il Giornale: “Arrivai alla Cascina Spiotta poche decine di minuti dopo il conflitto a fuoco. Mara Cagol era stesa al suolo, nell’erba, già morta. La situazione era terribile, c’erano i due colleghi feriti in modo gravissimo. Dell’altro brigatista che era con lei non c’era più traccia, era riuscito a dileguarsi nella boscaglia”.
Spiega ancora il militare: “Iniziammo da subito a cercare di dargli un nome, da alcune tracce all’inizio ci convincemmo che fosse Alfredo Bonavita, uno dei fondatori delle Brigate Rosse. Adesso invece a quanto pare si è scoperto che era un altro del nucleo storico, Lauro Azzolini”.







Ultimi commenti
Abitando a Reggio Emilia , o come la chiamo io Peggio Emilia, condivido pienamente quanto scritto da Alberto Guarnieri. Complimenti anche per la prosa
Speriamo!
Non la conosco, ma quanto snobismo nelle sue parole... da vero provinciale. E insultare i morti, beh... Siamo provinciali, è vero, ma non fingiamo di […]
Dopo l' omaggio ad una certa albanese, il nostro vessillo finisce leggermente svalutato
ma come mai in tutte le foto i bambini sono caucasici ? Non e' neanche lontanamente la fotografia "reale" di Reggio e dell'Italia di oggi..... quando accompagno