Un salvagente inaspettato, arrivato proprio grazie al governo tanto bistrattato: è quello di cui hanno potuto beneficiare i conti di Futura editrice srl, società controllata dalla Cgil di Maurizio Landini.
Nel 2025 la casa editrice del principale sindacato italiano ha chiuso l’esercizio con un passivo di due milioni e 631.000 euro: un quadro economico ancora preoccupante, anche se decisamente meno pesante rispetto al “rosso” di 4,7 milioni registrato l’anno precedente.
Al (quasi) dimezzamento del buco in bilancio, oltre all’incremento del fatturato (passato da 2,9 a 6,7 milioni), controbilanciato però da un contestuale aumento dei costi di produzione (da 7,7 a 9,3 milioni), hanno contribuito in modo significativo anche i 740.514 euro di soldi pubblici riconosciuti a Futura editrice srl per gli investimenti realizzati nel 2023 nel campo delle tecnologie innovative.
La boccata d’ossigeno è arrivata dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio, grazie al fondo straordinario istituito dal governo Meloni con un decreto datato proprio 2023.
Una misura pensata per l’intero settore editoriale, ovviamente, ma che ha fatto emergere un piccolo paradosso: una decisione di tre anni fa di Palazzo Chigi aiuta oggi a puntellare i conti traballanti di una società legata al sindacato che più di ogni altro – con il suo segretario Landini in testa – si è scagliato, durante questa legislatura, contro l’operato della premier Giorgia Meloni.






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