Gli uomini della Polizia penitenziaria, al comando del dirgente Roberto Di Caterino, hanno intercettato oltre 300 grammi di hashish abilmente occultata tra gli affettati contenuti nel pacco postale destinato ad un detenuto del carcere di Bologna. A darne notizia è il segretario nazionale della Uil PA Polizia penitenziaria Domenico Maldarizzi
“La sostanza, già pronta per il consumo e soprattutto la cessione, avrebbe senz’altro potuto minare all’ordine ed alla sicurezza del carcere, oltre a favorire le dinamiche criminose nel penitenziario – commenta Maldarizzi – Purtroppo, questo episodio rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio: il traffico di droga e il contrabbando di oggetti illeciti, come telefoni cellulari e smartphone, continuano a prosperare all’interno degli istituti penitenziari. Le organizzazioni criminali gestiscono vere e proprie piazze di spaccio all’interno delle carceri, ottenendo enormi profitti”.
“Le conseguenze di questi traffici illegali – continua il segretario della Uil Pa Polizia penitenziaria – si ripercuotono sulle famiglie dei detenuti, sia dentro che fuori le mura del carcere. Molti detenuti, e in particolare le loro famiglie, soffrono di questa dinamica delinquenziale, spesso indebitandosi gravemente per soddisfare le richieste di sostanze stupefacenti. È importante sottolineare che all’interno del carcere, il prezzo delle droghe risulta essere circa il triplo rispetto a quello esterno. Questa disparità crea una situazione in cui i detenuti diventano, per necessità, soldati delle organizzazioni criminali o si autoaccusano di reati non commessi”.
“In questo contesto, – conclude Domenico Maldarizzi – è doveroso elogiare il personale della polizia penitenziaria di Bologna ed il comandante di reparto per la loro straordinaria capacità professionale e per la costante lotta contro lo spaccio di droga all’interno del “mondo malato” del carcere. Il loro intervento tempestivo e determinato ha consentito di sventare un importante tentativo di introduzione di sostanze illegali e telefoni cellulari nella struttura penitenziaria, contribuendo a preservare la sicurezza e l’ordine all’interno delle mura.






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