In tempi non entusiasmanti per la classe politica può essere utile ingegnarsi per uscire dal pollaio sloganistico e azzardare qualche riflessione di più vasta portata per la nostra civile convivenza. Trascorro tempo nella ricerca storica e filosofica e mi sforzo di affrontare la sfida del pensiero contemporaneo con gli occhi di un giovane studente. È un tempo fecondo per la riflessione, se si è fortunati e bene intenzionati verso un impegno costante che vada oltre la velocità ipersonica delle nostre attuali comunicazioni.
Il secolo che abbiamo alle spalle, e che i più adulti come me hanno avuto modo di vivere, è stato il secolo delle guerre mondiali e delle ideologie. In Europa, la partita tra capitalismo e socialismo è stata ampiamente vinta dal primo. La globalizzazione dei mercati e soprattutto della grande finanza ha fatto il resto. La titolarità della sovranità reale degli Stati si è fortemente limitata rispetto al passato. Le stesse nozioni di ricchezza e di benessere si sono condensate in grumi elitari mondiali i quali hanno progressivamente smarrito le basi etiche della presenza umana sul pianeta. Marxismo, leninismo, comunismo si sono rivelati pensieri e politiche incompatibili con il bene fondamentale dell’essere persona, ossia la libertà. Hanno vinto il capitale e la corsa verso l’individualismo. Il crollo della natalità in Italia è sintomo della crisi fortissima del tradizionale magistero della chiesa cattolica. Le chiese si svuotano, solo i musulmani procreano e aumentano di numero. Una città importante come Marsiglia è già di fatto una città maghrebina. Era inevitabile che la paura diffusa di una religione essenzialmente jihadista facesse nascere movimenti e forze identitarie e razziste. L’affermazione della destre in mezza Europa è figlia anche di questo comprensibile preoccupazione.
Ma se volgiamo lo sguardo oltre l’orizzonte, e decidiamo di liberare le nostre menti dal timore dell’altro, specie se esso si contrappone ai nostri valori tradizionali, non vi è altra possibilità che inventare soluzioni etiche, economiche, politiche e persino spirituali (preciso: spirituali, non necessariamente religiose). Dunque, il primo passaggio consiste nella storicizzazione dei pensieri dell’Occidente.
Non dico “buttiamo il passato”. Al contrario. Dico “ritroviamo la passione e l’ambizione di essere capaci di migliorare la condizione umana” anche in questo e nei prossimi secoli. Ne deriva una conseguenza basilare: i pensieri politici del liberalismo e del socialismo nelle infinite loro applicazioni concrete ovunque nel mondo, oggi non servono più. Ciò che rimane in piedi sono blocchi di potere: militare, finanziario, economico, spesso dittatoriale e violento, sempre di matrice totalitaria. Vado più avanti: destra e sinistra sono categorie ammuffite, vecchie, superate e soprattutto inservibili.
Se non per ragioni strumentali, qui nell’Emilia profonda si vive l’ennesimo revival del glorioso passato resistenziale e antifascista. Ma come non vedere che a un ragazzo o a una ragazza, oggi, riproporre l’epopea dei partigiani non è minimamente compatibile con la forza attrattiva dei contenuti ipermediali? Occorrono capacità e intelligenza per guardare avanti. E per guardare avanti occorre mettere da parte le strutture otto-novecentesche dell’economia. A questo è indispensabile riconsiderare la funzione della trascurata filosofia. Fateci caso. Capitalismo sfrenato e socialismo totalitario hanno una natura comune: il materialismo, ossia la riduzione dell’essere e del benessere al possesso di beni illusori e alla loro accumulazione.
Dunque il cosiddetto “benessere” non si traduce in “essere bene”, come ci ha insegnato ancora pochi anni fa Maritain (nella foto), e come i pensieri più avanzati della filosofia contemporanea riconoscono. La riduzione dell’essere a una dimensione scientista è uno degli inganni tipici del nostro tempo. Lo scientismo è una malattia adulta conseguente al positivismo. Se pensiamo di essere soltanto cellule, sangue, ossa e muscoli possiamo agire sul corpo, ma dimentichiamo ciò che più di prezioso appartiene alla condizione umana, ossia alla consapevolezza e al mistero. Ci torneremo sopra e parleremo di modelli economici interessanti.







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sana invidia per quelli che il prosciutto non lo mangiano ma che due fette tagliate non troppo fini le hanno sempre sugli occhi....
Fabiola ha ragione.
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