Tre domande a Stefano Bonaccini

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Stefano Bonaccini, attuale presidente della Regione Emilia-Romagna, capolista alle prossime europee per il Partito democratico Circoscrizione Nord Est: Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige.

Si presenti: “Nato il giorno di Capodanno del 1967 a Campogalliano, alle porte di Modena, dove ancora oggi abito. Famiglia umile, padre camionista e madre operaia tessile, da sempre ho due passioni: il calcio e la politica. Sono presidente della Regione Emilia-Romagna dal 2014, rieletto nel 2020. Ho guidato la Conferenza delle Regioni fino al 2021, nei momenti più drammatici della pandemia. Oggi sono presidente del Pd. Sposato, ho due figlie e da pochi mesi sono diventato nonno di Carolina”.

Lei è capolista nel Nord Est per il Partito democratico. Ha detto: “Il futuro è l’Europa”. Quali sono i punti cardine per l’Europa, secondo lei, per i prossimi 5 anni?

Noi vogliamo un’Europa dei cittadini e non dei bilanci, del sociale e dei diritti, del lavoro, di chi il lavoro lo crea, dell’innovazione. In questi anni l’Europa si è occupata troppo delle misure delle zucchine o delle rendite dei grandi capitali, trascurando i territori, le imprese e le persone reali. Detto questo, senza Europa non avremmo avuto i vaccini durante la pandemia e senza i fondi europei non sarebbero possibili tantissime politiche che in questa Regione abbiamo portato avanti: la modernizzazione delle aziende, il sostegno agli artigiani e alle pmi, l’insegnamento della lingua inglese ai nidi o il recupero e la rivitalizzazione dei centri storici, penso a quelli colpiti dal terremoto del 2012. In una parola: senza Europa, non c’è futuro e queste elezioni sono le più importanti di sempre, perché per la prima volta si rischia di avere una maggioranza antieuropeista che ci condannerebbe ancora di più a un isolamento internazionale, dove, invece, solo uniti possiamo far sentire la nostra voce alla pari di Cina, Stati Uniti o Russia.

Il Consiglio europeo definisce priorità e strategie della Ue. In esso, però, è necessario l’accordo di tutti gli Stati membri: imposizione fiscale; sicurezza sociale o protezione sociale; adesione di nuovi Stati membri; politica estera e di sicurezza comune, compresa la politica di sicurezza e di difesa comune; cooperazione di polizia operativa tra gli Stati membri. Dove pensa di dare il suo maggior contributo? E come si può superare questo ostacolo che può permettere a un singolo Stato di bloccare l’intero Consiglio?

Il diritto di veto va cambiato subito e il mio impegno in questo senso sarà assoluto. È un’assurdità: sarebbe come se in un Consiglio comunale, ogni provvedimento, pur avendo un consenso unanime di maggioranza e opposizione, venisse bloccato da un unico voto contrario. O in un cda di un’azienda, bastasse un unico dissenso a bloccare ogni decisione. In Europa è così, con un grave danno alla tenuta della democrazia, perché si dà a gente come Orban un potere ben superiore a quello che legittimamente detiene, e si consegna ai cittadini l’impressione che il loro voto non conti nulla, alimentando quel disinteresse verso la politica che già porta a un’astensione di praticamente il 50% dell’elettorato.

Se eletto dovrà dimettersi da presidente della Regione Emilia Romagna. Lei era (lo è ancora) leader, se così possiamo dire, dell’opposizione alla segreteria Schlein. Da fuori sembrerebbe una rinuncia a questo ruolo…

Io non rinuncio a nulla. Mi sono candidato accogliendo la proposta proprio della segretaria Elly Schlein, che ringrazio. Il congresso è alle nostre spalle e tutti abbiamo il dovere di dare il nostro contributo per il miglior risultato possibile per il Partito democratico. Va sottolineato che sono presidente dell’Emilia-Romagna da quasi dieci anni e il mio mandato sarebbe comunque scaduto tra pochi mesi. Mi sarei ricandidato volentieri, ma il centrodestra non ha voluto concedere il terzo mandato, molto probabilmente spaventati dai sondaggi che li davano molto staccati. Ma è giusto così: nessuno è indispensabile, tanto meno io, e questa Regione ha al suo interno persone competenti e di alto profilo che potranno guidarla nei prossimi anni. Riguardo al Pd, è vero che rappresento le idee dell’area uscita sconfitta al congresso, cosa che continuerò a fare, ma ho sempre detto che avrei sostenuto la segretaria: la nostra gente si è stancata di vederci litigare e dividerci su tutto, quando, invece, dobbiamo tornare a parlare tra la gente dei problemi concreti dei cittadini. E’ quello che stiamo facendo, con una campagna elettorale nelle piazze, nei bar, nelle imprese e nei centri sociali. Ascoltando, perché senza ascoltare è impossibile fare politica nel modo giusto.




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