L’impennata dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, iniziato già a partire dagli ultimi mesi del 2020, non accenna a frenare, facendo aumentare la preoccupazione tra le imprese.
Tra i tanti ad aver lanciato l’allarme sui rischi di questa escalation c’è anche Gabriele Buia, presidente nazionale di Ance, l’associazione italiana dei costruttori edili, che ha scritto una lunga e dettagliata lettera al presidente del consiglio Mario Draghi: “Il rincaro delle materie prime è un serio pericolo per la realizzazione di tutte le opere pubbliche, a partire da quelle del Pnrr”, ha detto Buia, chiedendo una revisione strutturale dei prezzi sul modello di quella adottata in altri Paesi europei, un meccanismo di revisione che funzioni sia al rialzo che al ribasso, a seconda dell’andamento dei costi dei materiali, e che impedisca il fallimento delle imprese del settore.
“È una problematica che mette a rischio la tenuta economica e produttiva delle imprese edili, che non riescono più a mantenere validi preventivi di spesa fatti solamente alcuni mesi prima, con costi dei materiali molto più bassi di quelli riscontrabili oggi sul mercato dei fornitori”, ha spiegato il vicepresidente di Ance Reggio Emilia Enrico Zini: “I nostri committenti devono essere consapevoli di questa situazione e chiamati a comprendere e condividere quanto sta succedendo sotto agli occhi di tutti. Tali aumenti, che arrivano a superare in alcuni casi anche il 40%, sono diventati assolutamente insostenibili per il settore delle costruzioni”.
Sul fronte normativo, invece, con l’approvazione della legge di bilancio 2022 è stato esteso anche ai lavori eseguiti e contabilizzati nel secondo semestre del 2021 il meccanismo revisionale introdotto dal decreto Sostegni Bis: ma secondo Zini “si tratta di un sistema imperfetto, già testato nel primo semestre”, e la copertura economica del fondo del Ministero delle infrastrutture destinato alla redazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica e dei progetti definitivi degli enti locali “è insufficiente”.
Per questo motivo l’Ance, ha concluso Zini, “sta continuando a richiedere modifiche e interventi strutturali su questo tema drammatico”.






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