Al teatro Cavallerizza di Reggio la prima italiana di “A space for all our tomorrows” di Annie Hanauer

Annie Hanauer A space for all our tomorrows

Sabato 8 ottobre alle 18 al teatro Cavallerizza di Reggio andrà in scena in prima italiana lo spettacolo “A space for all our tomorrows”, nell’ambito dell’edizione 2022 del Festival Aperto e del programma di eventi Identità Inquieta.

Ispirandosi alla storica comunità di artisti del Monte Verità e mettendosi in relazione con l’attuale emergenza pandemica globale, la danzatrice e coreografa di origine americana Annie Hanauer riflette – in qualità di donna e di artista con disabilità – sulle idee storiche e contemporanee di utopia.

Le utopie esistono solo nei propri pensieri, non sono (ancora) realtà. Inoltre hanno una caratteristica: quella di non realizzarsi, perché solo così possono salvaguardare la loro natura intrinseca, ovvero quella di restare utopiche. E allora che cos’è che affascina così tanto in un’utopia? C’è bisogno di esperimenti utopici per realizzare grandi cose: quindi il palcoscenico è forse il luogo perfetto per riuscirci o per ripensare i nostri sogni o farne nascere perfino di nuovi?

In “A space for all our tomorrows” Hanauer cerca di incanalare e presentare la ricerca dell’utopia, focalizzandosi sulla sua manifestazione attraverso il corpo e il movimento e lasciando spazio a prospettive multiple. L’obiettivo è quello di canalizzare il sentimento di qualcosa che è intangibile, immaginario e diverso per ogni persona, soffermandosi sul significato di utopia per coloro che hanno sperimentato la marginalizzazione nella società contemporanea.

Esplorando le proprietà del corpo, l’unione e l’individualità, la presenza e il potere, sempre in relazione all’utopia e alla disabilità, Hanauer dà vita a una performance potente, intensa e disordinata, ma anche edificante e invitante: un’opera capace di creare e chiamare in causa un futuro immaginario condiviso, uno spazio per immaginare le proprie utopie, lasciando alle persone la propria prospettiva e, soprattutto, la sensazione che il cambiamento sia possibile.

“Immagino – ha detto la danzatrice e coreografa – una performance che possa essere allo stesso tempo potente, intensa e disordinata, ma anche edificante e invitante. Insieme a due danzatori e a una musicista cercherò la proprietà del corpo, il piacere e il potere, e le idee di “natura” e “naturalezza”, in relazione all’utopia e al corpo con disabilità”.



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