“Gardenia – 10 years later”, in cartellone sabato 15 ottobre alle 20.30 al teatro Ariosto di Reggio (e in replica domenica 16 ottobre alle 18) per il Festival Aperto, è un cult internazionale che affronta con tenerezza e sollecitudine il tema della transizione di genere e della ricerca d’identità, anche in quella “Grande età” che è in fondo la stagione più matura dell’essere umano.
In questo spettacolo storico il regista-coreografo Alain Platel, unico erede di Pina Bausch, scaraventa sulla scena la vita reale restituendola al pubblico con una dimensione poetica feroce e commovente: un affresco umanissimo – senza morbosità, né esibizionismo provocatorio, né volgarità – di un gruppo di vecchie drag queen riunitesi dopo la chiusura del cabaret in cui si esibivano.
“Gardenia” debuttò il 25 giugno del 2010 nel teatro cittadino di Gent, scandagliando in profondità la vita turbolenta di nove persone straordinarie: sette individui più anziani, che apparentemente navigano senza sforzo nella zona del crepuscolo tra l’essere maschio e l’essere femmina, in contrasto e armonia con un “ragazzo giovane” e una “vera donna”. Ognuno nella sua ricerca, ognuno con la propria storia intrigante. Dodici anni dopo, il cast si riunisce, anche se non del tutto: Andrea non c’è più, e con lei se n’è andata Tina Turner. Restano otto persone legate da segni profondi sull’anima e guidate da un’inimmaginabile volontà di sopravvivere, pronti a prendere d’assalto il palcoscenico per commuovere e sorprendere, ridere, tacere e brillare.

Domenica 16 ottobre, alle 16.30, nella sala Verdi del teatro Ariosto sarà proiettato inoltre “Alain Platel – L’umanità in primo piano”, un documentario della serie “Danza in scena” prodotto da Classica HD con la regia di Simone Pera, mentre ideazione e interviste sono a cura della giornalista e critica di danza Francesca Pedroni.






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Spero cara Marwa che lei ed i suoi colleghi di partito non abbiate l'ardire e la presunzione di confondere il voto referendario con un plebiscito […]
Privilegi? Quali Privilegi, loro li chiamano diritti, anzi..."tiritti" secondo la nuova vulgata. Per i doveri e le riforme si rimanda alle prossime generazioni.
Esatto, il detto in questione ai miei tempi era usato contro coloro i quali si rendevano protagonisti di vaniloqui o, come nel caso del nostro
A prescindere dal fatto che la legge era scritta male e la possibilità di influenza politica dei magistrati poteva essere alta, rimane il fatto che […]
Agricoltura? Guardi che ci vuole testa, oltre che preparazione, come in ogni attività...e sicuramente più che in certe esternazioni pseudo politiche. Anzi, nel caso citato,