Affidi in Val d’Enza, la sentenza del giudice: “Dimostrata una complessa, continuativa e insistita attività illecita”

Comune di Bibbiano

Lo scorso 11 novembre il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Reggio Dario De Luca ha emesso le prime sentenze del processo “Angeli e Demoni”, l’inchiesta nata per far luce sulle presunte anomalie negli affidamenti di minori nel sistema dei servizi sociali della Val d’Enza reggiana, condannando a 4 anni di carcere (con il rito abbreviato) Claudio Foti, lo psicoterapeuta titolare dello studio di cura torinese “Hansel & Gretel”, per abuso d’ufficio e lesioni gravissime (ipotesi di reato formulata per la presunta alterazione psichica di una paziente); lo stesso Foti era invece stato assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato” dall’accusa di frode processuale.

Ora, a tre mesi di distanza, sono state rese note le motivazioni della sentenza: sulla base degli atti e dell’udienza preliminare, secondo il gup De Luca “si può senz’altro ritenere dimostrato” che “le investigazioni, meticolosamente svolte dai carabinieri”, abbiano permesso di “disvelare una complessa, continuativa e insistita attività illecita legata al delicato tema degli affidi di minorenni, di competenza dell’Unione dei Comuni Val d’Enza”. Attività che, secondo De Luca, sarebbero state portate avanti “anche in forma concorsuale da parte di alcuni degli imputati”. Per il gup, inoltre, i servizi sarebbero stati affidati “in spregio alle regole di condotta”, con un sistema di pagamenti “cervellotico” a favore dei beneficiari, con “percezione indebita di denaro pubblico” e “ingiusto vantaggio patrimoniale”.

Foti dovrà pagare un risarcimento danni alle parti civili: tra queste la stessa Unione dei Comuni Val d’Enza, l’Ausl di Reggio, la Regione Emilia-Romagna, il Ministero della giustizia e l’associazione Gens Nova, oltre che i genitori di quattro minori.

Per quanto riguarda invece la parte di processo con rito ordinario, erano state accolte le richieste di rinvio a giudizio per 17 dei 22 indagati: tra questi l’ex responsabile dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni Val d’Enza Federica Anghinolfi e il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti (anche se in quest’ultimo caso solo per una parte dei reati che lo vedevano indagato: per il primo cittadino procede infatti il processo per abuso d’ufficio, mentre è stato prosciolto dalle accuse di falso).

Le motivazioni del giudice reggiano, secondo la deputata della Lega Laura Cavandoli, che è anche la presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, “sembrano confermare non solo la condotta scorretta dello psicoterapeuta, ma anche i contorni di un vero e proprio sistema poco chiaro tra l’Unione dei Comuni Val d’Enza e l’associazione Hansel & Gretel di Foti”.

“Ferma restando la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio per tutti gli imputati, le parole del giudice sono molto pesanti”, ha sottolineato la parlamentare leghista: “Il lavoro della commissione che presiedo in questi mesi ha evidenziato l’esistenza di un “sistema Bibbiano” ben oltre i confini di Bibbiano. Per questo sono urgenti il censimento puntuale di tutti i minori fuori famiglia e di tutte le strutture che li ospitano, oltre a controlli capillari sul territorio”.

Anche secondo il consigliere regionale della Lega Michele Facci le motivazioni della sentenza “parlano chiaro: esisteva un sistema malato sul quale fortunatamente si sta facendo finalmente chiarezza. Un sistema che si reggeva sul ruolo concorrente di più persone e dove la politica, intesa nella sua accezione più ampia come componente ideologica, ha svolto un ruolo preminente se non assoluto. Acclarata l’esistenza di questo “sistema degli orrori”, occorre attivarsi affinché non ci siano più “altre Bibbiano”, e che chi ha sbagliato paghi. In gioco ci sono la tutela dei bambini e delle famiglie, a cui è stata rubata per sempre la serenità”.



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