Pericolo scampato, almeno per il momento. Rischiavano di avere conseguenze anche a Bologna le dichiarazioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, che nei giorni scorsi, pur condannando l’irruzione di un centinaio di manifestanti proPal nella redazione del quotidiano La Stampa a Torino, aveva aggiunto: “Ma al tempo stesso questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del loro lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione”.
Lunedì primo dicembre, infatti, durante la seduta del consiglio comunale di Bologna la maggioranza ha votato l’ammissibilità – ma non l’urgenza – di un ordine del giorno presentato dalle opposizioni per chiedere di revocare ad Albanese la cittadinanza onoraria, conferita alla relatrice Onu meno di due mesi fa, a inizio ottobre.
Il consiglio comunale, dunque, ha deciso di non ritornare sui propri passi, nonostante alcuni dissensi interni alla maggioranza. Una presa di posizione politica “vergognosa”, ha commentato il capogruppo comunale della Lega Matteo Di Benedetto, primo firmatario dell’ordine del giorno, “da parte di una sinistra che non riesce a prendere le distanze da Albanese”.
Il consigliere di Fratelli d’Italia Stanzani, invece, ha sottolineato che “anche chi si era espresso contro la cittadinanza ad Albanese poi ha votato contro la revoca oppure è uscito dall’aula”: il riferimento è alla consigliera Cristina Ceretti, del Partito Democratico, e a Filippo Diaco, della lista Anche tu conti, che nei giorni scorsi aveva espresso le sue criticità su Albanese.
A difesa della relatrice delle Nazioni Unite si è schierato invece il consigliere di Coalizione civica Detjon Begaj: “Sul banco degli imputati non c’è Francesca Albanese, ma la scelta di questa maggioranza di essere dalla parte giusta della storia, cioè dalla parte di chi, in una istituzione internazionale, ha definito un genocidio quello che è un genocidio non ancora concluso”. Begaj l’ha definita “una polemica assurda: Albanese è una figura di riferimento non perché è simpatica o antipatica, ma perché ha fatto un lavoro meticoloso sul genocidio” in Palestina.
Sulla stessa linea anche Giacomo Tarsitano, consigliere comunale della lista Matteo Lepore sindaco: “Mi preoccupa l’attenzione ossessiva che si rivolge alle parole di Francesca Albanese, mentre la stessa attenzione non è stata mai data ai contenuti dei suoi report sul genocidio a Gaza”.







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