Sono ormai più di mille i sindaci italiani che hanno sottoscritto la lettera-appello per chiedere al presidente del consiglio Mario Draghi di restare alla guida del governo dopo la crisi politica innescata dal Movimento 5 Stelle, che in Senato non ha votato la fiducia al governo sul decreto Aiuti. Ma la petizione, lanciata inizialmente dai sindaci di grandi città come Firenze, Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Torino e Roma e poi sottoscritta via via da altre centinaia di primi cittadini di ogni appartenenza politica, sta facendo discutere anche per qualche mancata firma.
È il caso di Reggio, dove il coordinatore provinciale di Italia Viva Francesco Magnani ha polemizzato con il segretario reggiano di Azione Marco Cassinadri, che nel weekend aveva diffuso una nota per ribadire che il partito di Calenda “sostiene il governo Draghi e non farà alleanze (anche localmente) con chi vuole la fine della democrazia rappresentativa e con chi vuole essere forza di governo e di opposizione nello stesso tempo”.
“Come Italia Viva di Reggio concordiamo con quanto sostenuto dal segretario di Azione e con la chiusura netta a qualsiasi tipo di accordo con il Movimento 5 Stelle”, ha replicato Magnani: “Ci chiediamo però cosa ne pensi Cassinadri del fatto che il sindaco di Casalgrande Giuseppe Daviddi, per il quale ricopre la carica di presidente del consiglio comunale, non abbia firmato l’appello affinché Draghi prosegua la sua esperienza a Palazzo Chigi, a differenza di più di mille sindaci anche di colore diverso e dal profilo civico come la lista che Cassinadri sostiene”.
“Nel comunicato di Azione – ha concluso Magnani – si legge “vogliamo iniziare a lavorare con tutte le forze, liste civiche comprese, che credono e lavorano affinché l’aumento della democrazia sia un valore“: ci chiediamo se per Azione e la sua segreteria provinciale questo concetto vada bene anche con le liste civiche che non si riconoscono con l’agenda Draghi”.






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