Nella mattinata di giovedì 23 giugno, a partire dalle 9, le rappresentanti dei centri antiviolenza che fanno parte del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna si riuniranno per “Sorella io ti credo”, un sit-in di protesta davanti al tribunale di Modena, insieme ai movimenti e alle associazioni che condividono la lotta contro la violenza sulle donne.
Il duplice femminicidio di Gabriela Trandafir, 47 anni, e della figlia Renata Alexandra, 22 anni, uccise lo scorso 13 giugno a colpi di fucile nella villetta residenziale in cui vivevano a Cavazzona, frazione nelle campagne del territorio comunale di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, “è avvenuto nel giorno in cui pendeva una richiesta di archiviazione per violenze e ci mette di fronte all’evidenza che nelle procure e nei tribunali non credono alle donne”, hanno spiegato le organizzatrici del sit-in.
“Sarebbe bastato ascoltare la figlia di questa donna per misurarne il terrore, sarebbe bastato interrogare i vicini, o semplicemente risentire approfonditamente la donna per capire quale fosse la situazione. Gabriela aveva denunciato per ben tre volte il marito. Queste stragi sono morti annunciate. Sono le morti dell’indifferenza, del minimizzare la violenza intra-familiare, sono il risultato della profonda, misogina e permanente cultura patriarcale che considera le donne che denunciano come delle bugiarde”.

“Siamo indignate – hanno concluso le rappresentanti dei centri antiviolenza emiliano-romagnoli – per ciò che è accaduto a Gabriela e Renata e non possiamo più tollerare che avvocati/e, pubblici ministeri e giudici non vedano o non vogliano vedere tutta la violenza che arriva sotto forma di denunce e carte processuali sui loro tavoli. Questa settimana l’Italia e il suo sistema giudiziario sono stati nuovamente sanzionati dal Cedu per non aver difeso e tutelato una donna che aveva sporto ben sette denunce contro l’ex marito: è evidente che abbiamo in Italia un grave problema di democrazia e rispetto dei diritti delle donne, che continuano a essere uccise (mediamente una ogni 72 ore) a causa della gravità della violenza maschile e per l’inadeguatezza, o peggio la sottovalutazione, che molte volte le istituzioni dimostrano verso le denunce e le richieste di aiuto da parte delle donne”.







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