La Corte di Cassazione ha confermato l’impianto accusatorio del processo di ‘ndrangheta Aemilia: sono 40 le condanne definitive. Per quattro imputati, l’ex consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, poi Michele Colacino, Francesco Frontera e Francesco Lamanna – ci sarà un nuovo processo d’appello, mentre altri due imputati hanno visto ridursi la pena. Lo ha stabilito nella serata di mercoledì, decidendo sugli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, la quinta sezione penale della Cassazione, che ha anche accolto in parte i ricorsi delle parti civili, la Regione Emilia-Romagna e i sindacati Cgil, Cisl e Uil.
Pagliani, arrestato a gennaio 2015, era stato assolto in primo grado, ma condannato in appello a 4 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il legale di Pagliani, Giovanni Tarquini, ha spiegato: “La sentenza è stata annullata. Ora gli atti ritorneranno alla Corte d’appello di Bologna dove si terrà un altro processo in una sezione differente”. Nel ricorso alla Suprema Corte, la difesa di Pagliani aveva contestato la violazione di quattro principi di diritto, uno dei quali (che sarà esplicitato nella sentenza) è stato accolto dalla Cassazione nel suo giudizio di legittimità.
“Siamo tutti pronti a difendere Pagliani- conclude Tarquini- ma oggi i complimenti vanno all’avvocato Roberto Borgogno del foro di Roma che ha presenziato all’udienza”. La posizione di Pagliani è stata valutata insieme a quella di altri 45 imputati di Aemilia, che avevano scelto il rito abbreviato.

Confermata invece la pena per l’ex volto tv, il 52enne giornalista Marco Gibertini (9 anni e 4 mesi). Dovrà scontare la pena anche l’imprenditore reggiano Giovanni Vecchi (4 anni e 10 mesi) e la compagna Patrizia Patricelli (4 anni e 10 mesi). Condanna confermata anche per l’ex poliziotto di Reggio Emilia di origine cutrese Domenico Mesiano (8 anni e 6 mesi).






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