Martedì 25 gennaio alle 20.30 al teatro Asioli di Correggio andrà in scena lo spettacolo “Don Pasquino”, realizzato da NoveTeatro e promosso dal Comune di Correggio in collaborazione con il centro culturale Lucio Lombardo Radice e con Istoreco. Lo spettacolo, con testi di Francesca Picci, regia di Gabriele Tesauri e musiche dal vivo di MadBox, porta sul palco la figura di don Pasquino Borghi, sacerdote che fu fucilato dai fascisti il 30 gennaio 1944.
Realizzato dal laboratorio di “Teatro e Memoria” di NoveTeatro, insieme agli allievi e alle allieve del corso di teatro di Ars Ventuno, lo spettacolo ha come obiettivo la realizzazione di un percorso storico e teatrale per diffondere anche tra le nuove generazioni la figura del sacerdote reggiano; proprio per questo motivo lo spettacolo serale sarà preceduto da una rappresentazione al mattino, riservata in quel caso alle scuole.
“La nostra amministrazione ha promosso fin dall’inizio il percorso che ha portato alla realizzazione di questa iniziativa”, ha spiegato la sindaca di Correggio Ilenia Malavasi, “per l’importanza della figura trattata e anche per la proposta didattica che l’ha accompagnata”. L’idea, ha ricordato Malavasi, era nata dalla presentazione del libro di Luciano Rondanini, “Don Pasquino Borghi. Partigiano della carità”, organizzata a Canolo nell’aprile del 2019: “Insieme al centro culturale Lucio Lombardo Radice avevamo convenuto che fosse necessario lavorare su don Pasquino Borghi, considerando anche che in frazione e a Correggio c’erano ancora diverse persone che lo avevano conosciuto direttamente”.
La successiva pandemia di nuovo coronavirus ha ritardato il progetto, che ora è pronto ad andare in scena al teatro Asioli: “Crediamo che fare memoria di figure come quella di don Pasquino Borghi, che diede la vita per la libertà di cui tutti noi oggi godiamo e dei valori espressi allora nella lotta per la riconquista della democrazia, sia oggi ancora più significativo, in un momento in cui sembra facile piegare superficialmente la storia, proponendo paragoni assurdi e fuorvianti legati all’attuale situazione di pandemia e alle regole che ne sono seguite”.

Nato a Bibbiano, in provincia di Reggio, nel 1903, in una famiglia di mezzadri, Borghi entrò nel seminario di Marola a 12 anni e proseguì gli studi nel liceo del seminario di Albinea. Tra il 1923 e il 1924 prestò servizio militare, e alla fine della leva sentì la vocazione missionaria, scegliendo così di entrare nell’istituto Benedetto XV di Venegono Superiore, in provincia di Varese, sede della congregazione religiosa comboniana.
Nel 1929 fu ordinato sacerdote, e nel 1930 partì per la missione comboniana in Sudan. Rientrato in Italia per motivi di salute, nel 1939 tornò alla vita sacerdotale per aiutare la madre, vedova e in povertà. Prima curato nella parrocchia di Canolo di Correggio, nell’agosto del 1943 fu nominato parroco di Coriano Tapignola. Dopo l’8 settembre del 1944, data in cui fu annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, don Pasquino Borghi iniziò ad accogliere i militari sbandati e sostenne la prima formazione partigiana italiana, quella dei fratelli Cervi.
Partigiano egli stesso con il nome di “Albertario”, collaborò attivamente con don Domenico Orlandini (nome di battaglia “don Carlo”), il quale diede vita ad alcune formazioni delle Fiamme Verdi nella zona di Reggio. Arrestato dai militari fascisti il 21 gennaio del 1944, fu incarcerato prima a Scandiano e poi a Reggio, per essere poi condannato alla fucilazione il 30 gennaio dello stesso anno insieme ad altri otto partigiani, tra i quali l’anarchico Enrico Zambonini e tre disertori della milizia fascista.







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