È viva e reale la preoccupazione che Patrick Zaki, 30 anni, ricercatore e attivista egiziano che studia a Bologna resti in carcere per almeno cinque anni. Oggi martedì 7 dicembre si apre a Mansura, in Egitto, la terza udienza del processo.
Una sua legale ha spiegato che l’udienza servirà al pool di avvocati di Zaki per presentare una memoria difensiva preparata sulla base dell’accesso agli atti ottenuti con la seduta del 28 settembre. Il giudice monocratico di una Corte della Sicurezza dello Stato per i reati minori della città natale di Patrick, però, oltre ad eventualmente replicare alla memoria nel corso della seduta, deciderà se aggiornare ancora l’udienza ovvero pronunciare una sentenza di condanna o assoluzione inappellabile.
Nel frattempo Marise George, la sorella di Patrick George Zaki, ha confermato che il fratello è stato trasferito dal carcere cairota di Tora a uno di Mansura ma non è stata in grado di fornire altre indicazioni. “Sì, lo hanno trasferito, ma non sappiamo nient’altro”, ha affermato Marise a richieste di precisazioni su data e motivo del trasferimento.
Patrick era stato arrestato il 7 febbraio del 2020 tornando in Egitto per una vacanza e i 19 mesi di custodia erano stati giustificati con accuse di propaganda sovversiva fatta attraverso dieci post su Facebook. Il rinvio a giudizio è avvenuto invece per “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese” sulla base di tre articoli scritti da Zaki, tra cui uno del 2019 sui cristiani in Egitto perseguitati dall’Isis e discriminati da frange della società musulmana.







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