A fine settembre la Regione Emilia-Romagna ha rilasciato le autorizzazioni per i nuovi vigneti da impiantare nei prossimi tre anni nell’ambito del bando nazionale per l’assegnazione gratuita – per il 2021 – di appezzamenti aggiuntivi per gli impianti viticoli, in applicazione del regime europeo che ha introdotto il meccanismo delle autorizzazioni (con un limite dell’1% di superficie vitata in più rispetto all’anno precedente).
In regione sono 523 gli ettari aggiuntivi complessivamente assegnati alle 2.823 aziende vitivinicole che hanno presentato regolare domanda. Tra i criteri di priorità, l’Emilia-Romagna ha scelto di introdurre quello della produzione biologica.
La superficie vitata richiesta complessivamente dai viticoltori emiliano-romagnoli è stata di 2.493 ettari, mentre la media concessa a ogni viticoltore è stata di poco superiore ai 1.800 metri quadrati. Ai viticoltori che avevano richiesto la massima superficie vitata assegnabile (ovvero un ettaro) sono stati riconosciuti 1.949 metri quadrati; ai quattro viticoltori biologici e ai 195 viticoltori che hanno richiesto meno di 1.500 metri quadrati, invece, è invece stata assegnata l’intera superficie richiesta.
I viticoltori che hanno ottenuto meno del 50% della superficie richiesta potranno rinunciare all’autorizzazione regionale entro il 28 ottobre (senza incorrere in sanzioni) segnalando la decisione alla piattaforma online del Sistema informativo agricolo nazionale (Sian), la stessa sulla quale avevano presentato la domanda.
Tutti gli altri viticoltori, invece, avranno tempo fino al 28 settembre del 2024 per piantare le barbatelle di vite e, nei 60 giorni successivi, per presentare al servizio territoriale competente la comunicazione di fine lavori per impianto.
I nuovi vigneti autorizzati dovranno essere mantenuti per almeno cinque anni, fatti salvi i casi di forza maggiore ed eventuali motivi fitosanitari. Il mancato uso delle autorizzazioni assegnate dalla Regione, invece, comporterà l’applicazione di sanzioni di natura finanziaria o di altro tipo, come ad esempio la possibile esclusione fino a tre anni dalle misure dell’Ocm Vino (per la ristrutturazione e la riconversione di vigneti o per gli investimenti nelle cantine).







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