Mercoledì 17 marzo gli agenti della polizia locale di Reggio hanno individuato e arrestato un 30enne di nazionalità albanese: l’uomo, nonostante in precedenza fosse stato accompagnato alla frontiera con un divieto di rientro valido fino al 2024, era riuscito a tornare clandestinamente in Italia grazie a una “nuova” identità.
Il mancato rispetto del provvedimento giudiziario è stato scoperto durante alcune verifiche effettuate all’interno di un edificio a Pieve Modolena. Poco dopo le 9.30 una pattuglia in borghese ha notato una persona che entrava furtivamente in un fabbricato fatiscente di via Fratelli Cervi: dopo essersi identificati, gli agenti hanno chiesto i documenti alle tre persone presenti, che stavano rimuovendo dei calcinacci all’interno dell’edificio.
Tra questi c’era anche il 30enne albanese, che è risultato privo di documenti e per questo motivo è stato accompagnato in questura per ulteriori accertamenti. I rilievi dattiloscopici hanno permesso alla polizia di ricostruire l’identità dell’uomo e con essa anche la sua vicenda personale: già gravato da precedenti penali, era stato espulso dall’Italia e colpito da provvedimenti giudiziari che gli impedivano il rientro fino al 2024; una volta tornato in Albania, però, si era sposato e aveva assunto il cognome della moglie, riuscendo così ad aggirare l’impedimento e a rientrare temporaneamente in Italia grazie alla sua “nuova” identità.
Nel mirino della polizia è finito anche il proprietario dell’immobile di Pieve Modolena: immediatamente contattato dagli agenti della questura, dovrà giustificare la presenza delle tre persone – di cui una priva di documenti – all’interno dello stabile e dimostrare di possedere tutte le autorizzazioni necessarie allo svolgimento dei lavori in corso nell’edificio






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Bello, bellissimo, gli assegneranno uno degli agenti feriti la settimana scorsa o uno in perfetta forma?