di Ugo Pellini
La messa a dimora di due alberi per ricordare Falcone e Borsellino nei giorni della Giornata nazionale dell’albero, erede della Festa degli alberi, ha un alto valore simbolico; rappresenta non solo il ricordo della vita dei due magistrati assassinati, ma la continuità della vita e la speranza per il futuro.
La data prescelta riprende quella della storica “Festa degli alberi”, istituita con “lo scopo di infondere nei giovani il rispetto e l’amore per la natura e per la difesa degli alberi”. In occasione di una delle tante cerimonie nel 1961 l’onorevole Pasquale Marconi “cantò le lodi dell’Albero non solo sotto l’aspetto di fonte economica, ma soprattutto come espressione di vita e dal cui ciclo vitale discendono analogie ed anche ammonimenti per la vita dell’uomo”.

Con l’inquinamento dell’aria e il surriscaldamento del pianeta, le gravi malattie del nostro tempo, gli alberi assumono un nuovo ruolo e portano il loro contributo.
Catturano i gas nocivi, le polveri sottili, purificano l’aria e permettono una migliore qualità della vita; meritano quindi rispetto. Questi due alberi sono i pionieri del previsto Piano di forestazione urbana del Comune e devono diventare un chiaro segnale di inversione di tendenza del rapporto uomo natura.







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A parte il racconto che gli dà un orientamento se gli ammazzi papà , mamma e fratelli, lo stesso racconto diventa un macigno.
Miseria morale senza fine