“Avevo vent’anni, odiavo veramente i bianchi e odiavo in particolare gli uomini bianchi. Ma poi ho iniziato un viaggio, cambiando da dentro per cambiare fuori”.
Sono le parole di Bernice Albertine King, figlia di Martin Luther King, l’altra sera a Bologna, nell’ambito dell’incontro internazionale Ponti di pace nel vivo in questi giorni in citta’, a cura della comunita’ di Sant’Egidio e della Chiesa di Bologna.
Intervistata sul palco, racconta in particolare ai tanti giovani presenti in sala Bernice King: “L’odio era nato negli anni, a causa di quello che era successo a mio padre e di quello che stava accadendo ai miei”. Tuttavia, qualcosa cambio’.
“Un giorno – continua la figlia di Martin Luther King- stavo partecipando a un talk show cristiano, l’uomo che mi intervistava era un uomo bianco: stavo parlando del dolore che avevo sofferto per la perdita di mio padre, e durante l’intervista lui mi chiese: ‘Posso abbracciarti’. Dentro di me pensavo ‘no, non puoi’, ma alla fine dissi ‘va bene’.
Quando l’uomo mise le sue braccia intorno a me, realizzai che si trattava di uno degli abbracci piu’ veri che avessi mai ricevuto.
E proprio questo episodio ha cominciato a cambiare i mei sentimenti, le mie emozioni: ho iniziato un viaggio, cambiare da dentro verso fuori”.
Quindi: “Quello che stavo capendo è che non si possono categorizzare le persone in gruppi. Ciascuno di noi e’ un individuo creato ad immagine di Dio: quando provavo odio nel mio cuore- scandisce King- mi faceva male lo stomaco.
Cosi’, ho capito che lo dovevo lasciare tutto questo odio. Un giorno ho poi sentito qualcuno dire: l’odio e’ come bere del veleno e aspettarsi che l’altro muoia. È vero: l’odio fa molto peggio a quelli che odiano, che a quelli che vengono odiati. Il mio viaggio è stato imparare come Dio vede gli altri, in questo senso”.







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