Alla luce della diffusione del coronavirus il 70% delle imprese associate a Confindustria Emilia – che raggruppa le aziende di Bologna, Modena e Ferrara – ha registrato, lo scorso mese, un decremento degli ordini mentre sul fronte del fatturato – mettendo in prospettiva l’intero 2020 – il 94% stima una sua riduzione. E’ quanto emerge da una indagine dell’associazione che ha chiesto alle 3.311 imprese iscritte di fare il punto della situazione al 31 marzo cui hanno risposto 851 aziende che rappresentano 52.000 dipendenti. Tali aziende registrano un fatturato annuo di 14 miliardi di euro e prevedono una flessione di ricavi pari a 3,5 miliardi di euro. “Se riportassimo la flessione su tutte le nostre imprese – è la stima di Confindustria Emilia – la flessione andrebbe dai 14 ai 18 miliardi di euro in un anno”. Nel mese di marzo il 69% delle imprese ha chiesto la cassa integrazione.
Quello dettato dall’infezione, sottolinea il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi, è “uno sconvolgimento del mondo economico. Si parla di numeri che sono impressionanti” e ci saranno “problemi di occupazione'”. Per questo, chiosa, le imprese devono poter “ripartire” il prima possibile perché “la forma passiva uccide rispetto a una forma attiva anche micrometrica”.






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Il Comune di Reggio Emilia scopre il valore delle associazioni solo se sono quelle "giuste" (AQ16, Mondoinsieme...). Ci sono tante associazioni reggiane attive da ben […]
Ma sì, concedete alla crema della moderna società multietnica una onorificenza, sicuramente ve ne saranno grati e soprattutto riconoscenti.
Però se un giornale, magari targato Tosinvest, manda messaggi subliminali ad un magistrato, va tutto bene, o sono ragazzi esuberanti che si lasciano andare?
Pweò se un giornale, magari targato Tosinvest, manda messaggi subliminali ad un magistrato, va tutto bene, o sono ragazzi esuberanti che si lasciano andare?
Siamo tutti in trepidante attesa di un servizio di Telepartito (pardòn: Telepeggio) in cui qulache anima bella, dolce, candida e pura ci spieghi che la