Fine vita, morte, lutto: argomenti tabù in una Reggio Emilia con gli spigoli, ferma intellettualmente e inconsapevolmente da decenni che celebra le fiere da strapaese come conquiste della modernità (non esiste alcunché di culturale senza catering, perfino il più scarso. Il patto non detto tra l’operatore culturale e il partecipante finto interessato è “vengo, ma almeno offri un prosecchino e due schifezze”).
Guardate solo come si cremano i morti, a Reggio Emilia. La location, la sensibilità e la consapevolezza di un cantiere edile. Andate, provate. E forse qualcosa sentirete.
Modena ha Terracielo: privato, costoso, servizio eccellente per un momento decisivo e prezioso nella vita di tanti di noi.
Parma è avanti anni luce. Sta per iniziare Passaggi, tredicesima (!) edizione di giornate in cui dall’università alla spiritualità, dallo studio allo spettacolo ci si addentra senza timore e senza tabù del morire e del lutto.
La sensibilità, la sofferenza, la compassione, l’accettazione non entrano nel Pil – mi permetto di parafrasare Bob Kennedy – eppure la vita cos’è, ditemi voi, senza tutto ciò?
Vita e morte non vengono percepite dagli umani come solo cento o cinquant’anni fa. Le culture e le tradizioni si sono confrontate e mescolate. E non parlo solo di monoteismi. Esiste una larga Emilia ex atea che oggi confonde la laicità con il laicismo. E, sgretolandosi le ideologie, brancola tra sociologismi e nuovi guru della performance.
A Reggio si sono viste un sacco di fotografie, in questi tredici anni. Se avessimo voluto alzare appena il tiro, 27 km sarebbero bastati.







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per Mario: gentilissimo, quando afferma "forse perché il Nostro ritiene più educativo che questi argomenti vengano spiegati a bambini di 5 anni da un maschio […]