Omicidio Saman Abbas, la Cassazione: uccisa per impedirle una vita libera

Saman Abbas Novellara – AE

L’assassinio di Saman Abbas fu un delitto premeditato, deciso dalla famiglia per punire la volontà della ragazza di vivere libera e sottrarsi al suo controllo. È quanto emerge dalle cento pagine di motivazioni della Cassazione, rese note venerdì 6 novembre, che spiegano la conferma delle condanne definitive per l’omicidio della diciottenne pakistana, uccisa a Novellara nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021. Per i giudici, il progetto era stato elaborato in precedenza e condiviso all’interno del nucleo familiare.

La Suprema Corte aveva respinto a luglio i ricorsi, confermando l’ergastolo per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. Definitivi anche i 22 anni allo zio Danish Hasnain, al quale sono state riconosciute le attenuanti per la collaborazione nel ritrovamento del corpo.

Secondo la ricostruzione accolta dalla Cassazione, il piano scattò quando il padre, leggendo le conversazioni private della figlia, comprese che intendeva lasciare definitivamente casa. Le telefonate con lo zio, inconsuete per frequenza, durata e orario, prepararono l’agguato. La madre condusse poi Saman verso lo stradello dove l’attendevano gli altri familiari: “accompagna la figlia a morire”, scrivono i giudici. Il padre rimase ad aspettare senza intervenire. Il giorno successivo i genitori partirono per il Pakistan.

Le motivazioni affrontano anche il richiamo alle tradizioni familiari e religiose: nessuna appartenenza culturale può giustificare violenze o comprimere diritti inviolabili come la vita. La Corte ricorda inoltre che lo stesso ordinamento pakistano punisce penalmente il delitto d’onore dal 2016. Il presunto “disonore” attribuito a Saman per le sue scelte non trova dunque giustificazione neppure nella legge del Paese d’origine degli imputati.



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