Gli esseri umani consultano gli oracoli.
Lo hanno fatto prima di una guerra, di un viaggio, di una scelta importante. Per conoscere il futuro, per cercare conferme rispetto alle proprie decisioni, per sciogliere un dilemma, per dare consistenza o risposta alle proprie paure.
Vedo in me e negli altri che l’intelligenza artificiale sta assumendo silenziosamente questo ruolo.
Le sottoponiamo le decisioni prima di concretizzarle, chiediamo se stiamo facendo la cosa giusta, cosa potrebbe andare storto, se esiste un’opzione migliore, quanto siano fondate le nostre preoccupazioni. Crediamo che possa vedere qualcosa che noi non riusciamo a vedere.
Esistono differenze, certo. L’oracolo antico fondava la sua autorevolezza sul mistero e sul rapporto con il divino. L’AI la trae dalla quantità di informazioni a cui attinge e dalla capacità di metterle insieme istantaneamente; le sue risposte ci appaiono razionali, oggettive e quindi più affidabili di quanto siano realmente. Resta anche nella relazione con le AI una quota di mistero: il funzionamento degli algoritmi per la maggior parte delle persone è qualcosa che non conosciamo e non comprendiamo fino in fondo.
In realtà la differenza più grande per me è un’altra. L’AI può essere interrogata all’infinito.
Possiamo ripetere la stessa domanda, aggiungere dettagli, cambiare formulazione, contestare una risposta e chiederne un’altra. Fino a trovare, se vogliamo, quella che conferma ciò che pensavamo già o ciò che avevamo paura di sentirci dire.
Questo è forse l’uso più umano che possiamo farne. Siamo fortemente umani quando usiamo le fonti intorno a noi per orientare i risultati e accreditare la nostra opinione. Possiamo far dire all’AI quel che vogliamo, senza rendercene conto e continuando ad avere l’impressione di aver sottoposto la nostra idea a una verifica esterna. Siamo campioni del confirmation bias e spendiamo sforzi per avere ragione, nel bene e nel male.
Esiste anche un uso diverso, più maturo, più “socratico”.
Possiamo chiedere alle AI di mettere alla prova un ragionamento, scovare quello che non abbiamo considerato, mostrarci l’ipotesi contraria, distinguere i fatti dalle nostre interpretazioni.
In questo senso sanno essere dei nuovi oracoli.
Se non chiediamo loro di dirci cosa fare o cosa succederà, possiamo diventare abili a usarle per pensare meglio. E restare con tutti i nostri dubbi, ma più capaci di esercitare il libero arbitrio.






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