L’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato definitivamente la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito: in assenza di una legislazione nazionale sul tema, è la terza Regione italiana a farlo, dopo Toscana e Sardegna.
La proposta di legge emiliano-romagnola, a prima firma Paolo Trande (Avs), è passata con i voti favorevoli di Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Civici con de Pascale e Movimento 5 Stelle, mentre si sono espressi contro Fratelli d’Italia, Forza Italia, Rete civica e Lega.
Il voto è arrivato al termine di un lungo confronto in aula tra le forze politiche di maggioranza e opposizione, in cui hanno di fatto trovato conferma le posizioni già esposte durante il dibattito in commissione: per il centrosinistra si tratta di una legge che recepisce l’indirizzo della Corte costituzionale e, senza creare contrapposizioni con le cure palliative, “dà risposta a questioni reali”; netta, invece, la contrarietà del centrodestra, che ha parlato di “fuga in avanti” della Regione, chiedendo piuttosto che si potenzino le cure palliative.

Il momento del voto in assemblea
La legge, in effetti, prende le mosse da quanto stabilito dalla Corte costituzionale, che ha individuato il profilo di chi può accedere al suicidio medicalmente assistito: una persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La persona in questione dovrà poi aver ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative.
La sussistenza di tutte queste condizioni dovrà essere accertata da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, con garanzie procedurali rigorose. Le decisioni in merito all’autorizzazione (o meno) al suicidio medicalmente assistito saranno affidate a una Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam) che agirà all’interno del Servizio sanitario regionale su base territoriale, ovvero per “area vasta”; alla commissione spetterà anche la definizione e la verifica delle relative modalità di attuazione del suicidio medicalmente assistito.
La commissione sarà composta da diverse professionalità cliniche: medico palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, medico specialista nella patologia di cui è affetta la persona richiedente, farmacologo o farmacista, psicologo, infermiere; se richiesto dalla persona interessata, potrà partecipare alla commissione anche il medico di medicina generale o un altro medico di fiducia, esclusivamente con funzioni di consulenza.
La CoVam si avvarrà del parere – non vincolante – del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec), anch’esso multidisciplinare e istituito con delibera già nel 2024. La proposta di legge non fissa tempi specifici entro cui la commissione dovrà dare il proprio parere al richiedente, ma questi dovranno essere compatibili con la condizione clinica del paziente, senza ingiustificati ritardi. L’intera procedura sarà gratuita per la persona che richiede il ricorso al suicidio medicalmente assistito.
Come previsto da tre emendamenti presentati – e poi approvati – dalla consigliera di Forza Italia Valentina Castaldini in commissione regionale Sanità, la Commissione di valutazione effettuerà una prima visita recandosi nel luogo in cui si trova fisicamente la persona richiedente e svolgerà colloqui con le persone eventualmente indicate da quest’ultima; le attività connesse all’espletamento del suicidio medicalmente assistito, inoltre, saranno svolte solo da personale su base volontaria.
Come previsto infine da un altro emendamento presentato – e poi approvato – in commissione Sanità dalla consigliera di Rete civica Elena Ugolini, l’assemblea legislativa emiliano-romagnola procederà a una valutazione sull’applicazione di questa norma e dei suoi effetti con frequenza annuale.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu