“Lo hanno giustiziato. Questo è un crimine contro l’umanità, un crimine terribile. Non ha fatto niente di male ed è morto così”. Sono queste le parole della moglie e della zia di Abderrahim Fakir: intervistate dall’emittente marocchina ChoufTv, le due donne chiedono giustizia per il quarantaduenne morto domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna, in circostanze ancora da chiarire nei dettagli, durante un intervento di contenimento da parte di due agenti della Polizia di Stato.
“Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni, era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo”, insiste la moglie.
In un servizio trasmesso dalla tv marocchina, e rimbalzato anche sui social, la donna, con una veste bianca e un velo dello stesso colore, è a casa sua e mostra alle telecamere alcuni abiti che Abderrahim Fakir aveva spedito in Marocco, dove si apprestava a tornare per le vacanze: “Quello che è successo non è giusto, non è normale, nessuno lo ha aiutato”.
“Lo hanno ucciso”, sentenzia invece la zia del quarantaduenne, “e noi non li perdoneremo. Lo hanno ucciso come un cane”. La donna punta il dito contro l’utilizzo dello spray urticante da parte dei due poliziotti: “È soffocato, è morto violentemente, è stato un crimine”, ripete. La richiesta è sempre la stessa, che sia fatta giustizia: “Abderrahim è nostro figlio, è un figlio del Marocco, ma è anche un figlio vostro e della comunità estera. Quello che oggi è successo a lui, domani potrebbe accadere ai nostri figli”.






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