AQ16, Fratelli d’Italia: “In caso di disordini la responsabilità politica sarà del Comune”

Alessandro Aragona Fratelli d’Italia ER – IG AA

Fratelli d’Italia mette le mani avanti: “Se dovessero verificarsi disordini o scontri, la responsabilità politica ricadrà sul sindaco Massari e sulla giunta, che continuano a tollerare questa situazione di illegalità e a nascondere le carte”.

Il riferimento è a quello che accadrà lunedì 20 luglio in via Fratelli Manfredi, nella zona dell’ex Foro Boario di Reggio Emilia: Fratelli d’Italia ha annunciato un flash mob per chiedere lo sgombero dell’immobile di proprietà comunale occupato da 23 anni (senza convenzioni o titoli formali che disciplinino l’uso degli spazi dello stabile) dal centro sociale AQ16; quest’ultimo, per tutta risposta, ha chiamato a raccolta i suoi attivisti “per difendere e presidiare lo spazio”, annunciando che “non faremo avvicinare questi post-fascisti al centro sociale”.

Il partito di Giorgia Meloni respinge con forza ogni tentativo di rappresentare il flash mob di lunedì come “una provocazione”, come ha suggerito il Partito Democratico. Per il consigliere comunale e segretario provinciale di Fratelli d’Italia Alessandro Aragona e per il capogruppo in Sala del Tricolore Cristian Paglialonga, anzi, “è esattamente il contrario: si tratta dell’ennesima iniziativa per chiedere legalità e trasparenza in una città nella quale la sinistra e l’amministrazione comunale sembrano aver abdicato al proprio ruolo istituzionale pur di difendere un centro sociale occupato abusivamente, sostenuto da una delle liste che hanno appoggiato il sindaco Massari alle ultime elezioni”.

Fratelli d’Italia, spiegano, “sarà davanti ad AQ16 con un flash mob pacifico per chiedere ciò che denuncia da mesi: lo sgombero di uno stabile comunale occupato abusivamente, dichiarato inagibile e privo di qualsiasi titolo che ne giustifichi l’utilizzo. Non saremo lì per provocare nessuno, ma per chiedere legalità, trasparenza e quelle risposte che il Comune continua ostinatamente a negare”.

“Non abbiamo alcuna intenzione di alimentare tensioni o provocare scontri”, precisa Paglialonga: “Condanniamo qualsiasi forma di violenza, da qualunque parte provenga. Saremo presenti con senso di responsabilità per chiedere esclusivamente ciò che ogni cittadino onesto pretende dalle istituzioni: rispetto della legge, trasparenza amministrativa e parità di trattamento. Chi tenta di impedire una manifestazione pacifica non difende la democrazia: la nega. Lunedì non andiamo a provocare, andiamo a chiedere risposte”.

Per il capogruppo in consiglio comunale il comportamento dell’amministrazione Massari “solleva interrogativi sempre più gravi. Da mesi Fratelli d’Italia esercita il proprio diritto di controllo chiedendo documenti e chiarimenti che il Comune continua a non consegnare, impedendo di fatto all’opposizione di svolgere le verifiche dovute e alimentando il legittimo dubbio che questo silenzio serva a proteggere chi occupa abusivamente AQ16. Nel frattempo, gli attivisti non rispondono nel merito delle questioni sollevate. Annunciano un presidio per ‘non far avvicinare i post-fascisti’ e arrivano persino a chiamare rinforzi da fuori città, coinvolgendo i collettivi bolognesi di Làbas. Una scelta che, invece di favorire il confronto, punta a intimidire un partito democraticamente eletto che intende esercitare pacificamente il proprio diritto di manifestare”.

“La sinistra reggiana è abituata da decenni a difendere gli ‘spazi sociali’ a prescindere, anche quando si tratta di immobili occupati abusivamente o di realtà che pretendono di impedire a un partito democraticamente eletto di manifestare”, aggiunge Aragona: “È inaccettabile che, mentre all’opposizione vengono negati i documenti necessari per esercitare il proprio diritto di controllo, chi occupa un immobile comunale possa addirittura organizzare un presidio per intimidire chi chiede il rispetto della legge. Questa non è democrazia: è il tentativo di mettere a tacere chi svolge il proprio ruolo istituzionale. Le regole devono valere per tutti, senza eccezioni e senza protezioni politiche”.

“Se questa è la loro idea di ‘spazio sociale’, allora non siamo di fronte a un laboratorio culturale, ma a un avamposto di intolleranza. Un atteggiamento che non dimostra forza, bensì paura: paura delle domande, della trasparenza e del fatto che i cittadini possano conoscere fino in fondo ciò che sta accadendo. Proprio queste reazioni stanno facendo cadere la maschera della semplice realtà associativa dietro la quale l’amministrazione continua a nascondere AQ16. Quando a una richiesta di legalità si risponde cercando di impedire una manifestazione pacifica, emerge una realtà ben diversa da quella raccontata per anni ai reggiani”.



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