Le temperature eccezionali di queste ultime settimane e le scarse precipitazioni stanno facendo scattare il campanello d’allarme dell’emergenza anche nelle campagne reggiane.
Le prime conseguenze si registrano nei prati stabili dell’area della Val d’Enza che, a causa dell’assenza dell’irrigazione a scorrimento, hanno visto una riduzione del 50% della produzione di fieno. Nella stessa zona sono in difficoltà anche i vigneti, perché non c’è disponibilità d’acqua per l’irrigazione.
La raccolta del foraggio ha accusato un importante calo su tutto il territorio provinciale, mettendo in difficoltà le forniture aziendali per l’alimentazione delle bovine da Parmigiano Reggiano.
Nelle campagne della Bassa reggiana, attraverso i dispendiosi pompaggi, l’acqua è disponibile, ma il caldo eccessivo ha seccato le produzioni in serra – come le angurie.
Le alte temperature fuori media hanno portato i pomodori a una maturazione anticipata di ben due settimane, costringendo a ricalendarizzare le consegne nelle aziende di trasformazione.

Soffrono anche mais, ortaggi e frutta, le colture più esposte ai danni provocati dalle alte temperature e dalle scottature.
Le imprese agricole, inoltre, devono fare i conti con l’aumento delle spese per l’irrigazione: si stima che la siccità determini un incremento dei costi compreso tra il 20% e il 25%, tra il maggior consumo di acqua e il gasolio necessario ad alimentare gli impianti.
Ma il caldo record pesa anche sugli allevamenti. Lo stress termico ha già determinato un calo della produzione di latte fino al 20%, mentre aumenta il fabbisogno energetico delle aziende: secondo Coldiretti Reggio Emilia, i costi energetici negli allevamenti – per mantenere in funzione impianti frigoriferi, ventilatori, nebulizzatori e sistemi di raffrescamento, indispensabili per il benessere degli animali – sono cresciuti del 30%.
Per tutti questi motivi “è indispensabile passare dall’emergenza alla prevenzione”, sottolinea Alessandro Corchia, direttore di Coldiretti Reggio Emilia, “accelerando gli investimenti nelle infrastrutture idriche e mettendo in campo misure di sostegno per salvaguardare il reddito delle imprese agricole e la sicurezza alimentare del Paese”. A questo proposito, secondo Corchia “è necessario procedere per garantire l’invaso di Vetto, che è un’opera imprescindibile per la sicurezza idrica del territorio, ormai assetato da anni”.
Il caldo record, tra le altre cose, aumenta anche il rischio di incendi, in una situazione già difficile di suo: le temperature estreme creano le condizioni per il propagarsi delle fiamme, andando ad aggravare i danni già causati dalla siccità nelle campagne italiane.
Secondo le stime di Coldiretti, ogni ettaro andato in fumo comporta un costo superiore ai 10.000 euro tra operazioni di spegnimento, bonifica e ripristino delle aree colpite. Ai danni diretti si aggiungono poi quelli per le attività economiche del territorio, il turismo e la biodiversità, con la perdita di preziose superfici verdi.
Come se non bastasse, poi, in mezzo al caldo eccessivo arrivano improvvisi e violenti temporali, spesso con grandinate – come quella che ha flagellato di recente i vigneti della zona di San Martino in Rio, provocando danni all’uva dal 20% al 40%. Una condizione insolita ma sempre più frequente, come dimostra anche la doppia allerta gialla per temperature estreme e temporali prevista per mercoledì 15 luglio.






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