C’è un nuovo assetto organizzativo per il sistema di emergenza-urgenza della provincia reggiana: grazie a un percorso iniziato lo scorso dicembre, a metà giugno l’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia ha risolto l’ultimo contratto con le cooperative per la fornitura dei cosiddetti “medici gettonisti” (liberi professionisti che lavorano “a chiamata”, ricevendo un compenso per coprire singoli turni), che negli ultimi anni avevano prestato servizio nei vari pronto soccorso e punti di primo intervento (Ppi) degli ospedali del territorio provinciale.
Questo traguardo, spiega l’Ausl reggiana, “è il risultato di una precisa scelta strategica incentrata sul concetto di ‘ragionare in rete'”: un approccio che il Dipartimento d’emergenza-urgenza (Deu) non applica più soltanto alla gestione delle patologie tempo-dipendenti, ma che è diventato il pilastro portante per la gestione stessa del personale.
L’organico del pronto soccorso di Reggio, in particolare, secondo l’Ausl “si attesta su livelli di stabilità prossimi alla copertura”, grazie agli esiti delle ultime procedure concorsuali, che hanno consentito di assumere diversi medici.
Per far fronte alle necessità dei presìdi periferici, invece, il Dipartimento d’emergenza-urgenza ha messo in campo una programmazione che si muove contemporaneamente su più binari: da un lato, l’immediata continuità dei servizi è garantita sia dalla rotazione dei medici della struttura di Reggio sui vari turni provinciali sia dall’attivazione di contratti a tempo determinato dove necessario; dall’altro lato, invece, si punta sul consolidamento a lungo termine inserendo negli organici il nuovo personale individuato tramite concorso, per il quale è stato previsto il cosiddetto “modello d’ingaggio 60/40” – che prevede che il professionista neo-assunto svolga il 60% del proprio monte orario nel distretto periferico di assegnazione e il restante 40% a Reggio.
Questo modello, precisa l’Ausl, “è stato pensato per coniugare la stabilità dei servizi sul territorio con la crescita professionale dei medici: se da un lato assicura una copertura strutturale ai pronto soccorso e ai punti di primo intervento periferici, dall’altro offre ai professionisti la possibilità di mantenere elevate le proprie competenze cliniche grazie all’attività svolta all’hub di Reggio, un vivaio formativo caratterizzato dalla gestione quotidiana di casistiche complesse”.
L’attrattività formativa della struttura è confermata anche dai dati dello scorso gennaio, mese in cui sono state discusse dodici tesi di specializzazione in Medicina d’emergenza-urgenza (Meu) – metà a Parma e metà a Modena – sviluppate proprio all’interno del Dipartimento d’emergenza-urgenza reggiano: ben dieci di questi specialisti, poi, hanno scelto di fermarsi a lavorare a Reggio.
L’impegno della direzione dell’Ausl, ora, resta focalizzato sul consolidamento del sistema: “Per garantire un’assistenza omogenea e di qualità a tutti i pazienti, in qualsiasi distretto della provincia, la priorità è mantenere potenziato l’organico di ruolo nei presidi di rete. L’obiettivo finale, attraverso il proseguimento delle assunzioni e il perfezionamento dei modelli di rotazione, è portare a pieno regime l’intera rete del Dipartimento d’emergenza-urgenza provinciale”.






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